Lo scoppio del conflitto tra la Russia e l’Ucraina hanno fatto passare in secondo piano scadenze e cambi di mandato, come quello del «vertice della Nato». Ne parla l’ex ambasciatore, Rocco Cangelosi, che ricorda che «a giugno, infatti, scadrà il mandato dell’attuale Segretario Generale, il norvegese Jan Stoltenberg, candidato nel frattempo a divenire presidente della banca centrale norvegese».
«L’alleanza dovrà decidere la sua sostituzione, ma data l’attuale congiuntura politico-militare l’opzione del rinnovo rimane sul tavolo. In base al principio dell’alternanza, l’Italia potrebbe legittimamente aspirare a ricoprire la carica, tanto più che l’ultimo e unico Segretario Generale italiano, Manlio Brosio, risale a oltre 70 anni fa» scrive sul magazine online InPiù.net.
«Non mancano i potenziali candidati. Circolano i nomi di Enrico Letta, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Roberta Pinotti, Piero Fassino. La crisi in Ucraina pone tuttavia il problema se sia opportuno un cambio al vertice in costanza delle gravi tensioni sul fronte orientale che potrebbero condurre anche a un conflitto armato. Non solo, ma si pone un problema sull’affidabilità del Governo italiano o perlomeno di alcune sue componenti nei confronti della Russia».
Il condizionamento russo
«Il Wall Street Journal e altri giornali americani hanno recentemente denunciato atteggiamenti non del tutto ortodossi o quanto meno ambigui del nostro Governo, fortemente condizionato nei confronti della Russia dal problema degli approvvigionamenti energetici. Il candidato italiano, ove si decidesse di presentarne uno, dovrebbe avere un profilo irreprensibile, essere ben accetto soprattutto ai paesi del Nord Europa esposti direttamente alla minaccia russa, ed essere più realista del re quanto alle posizioni nei confronti di Mosca».
«La strada appare ancora più in salita se si considera che la Gran Bretagna potrebbe confermare la candidatura dell’ex primo ministro Theresa May alla successione di Jan Stoltenberg. Una candidatura che nell’attuale congiuntura appare molto credibile in quanto proviene da un governo, quello di Boris Johnson, che non lascia dubbi quanto ai suoi sentimenti antirussi e alla sua determinazione a reagire con ogni mezzo contro eventuali azioni militari di Mosca».
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