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Rocco Cangelosi (diplomatico): «La Nato porta avanti una guerra per procura alla Russia, armando l’Ucraina. Adesso aumenta l’invio di armi perché crede possa vincere»

La Nato non vuole entrare in conflitto diretto con la Russia, ma arma gli ucraini affinché possano difendersi. Secondo il diplomatico Rocco Cangelosi stiamo assistendo a una “guerra per procura”. «Il vertice straordinario della Nato dedicato alla crisi Ucraina ha tracciato le sue linee rosse, alzato il livello di deterrenza, deciso una stretta delle sanzioni, aumentato il suo sostegno politico economico e militare al presidente Zelensky e al suo esercito. Sono molto chiari i messaggi lanciati dal segretario generale Stoltenberg e ribaditi dal presidente americano Biden nella sua conferenza stampa, a cominciare dagli avvertimenti rivolti alla Cina nel caso decidesse di dare sostegno economico o militare alla Russia, e il pesante richiamo alla Bielorussia sulle conseguenze che una sua entrata nel conflitto determinerebbe».

Si chiama proxy war

«Sale anche il livello dell’assistenza militare all’Ucraina in termini di forniture di armi difensive e offensive che vanno dai missili anticarro a quelli navali ai droni e alla cyber assistenza. Non solo, ma la Nato minaccia una risposta adeguata nel caso la Russia facesse ricorso ad armi non convenzionali, chimiche biologiche o nucleari. Appare sempre più evidente che siamo di fronte a una proxy war, anche se Stoltenberg rassicura sulla volontà della Nato di evitare una guerra con la Russia», prosegue il diplomatico dalle colonne del magazine digitale InPiù.net.

Rischio di precipitare in guerra nucleare

«Tuttavia, in una situazione di così alta tensione, il rischio di incidenti derivanti da fake news, errori di interpretazione o provocazioni volute, rende sempre più possibile uno scontro diretto e il pericolo di un conflitto nucleare non appare più così remoto. Si allontanano allo stesso tempo le prospettive di una composizione diplomatica del conflitto».

«Alcuni paesi Nato a partire dagli Stari Uniti, confortati dai successi della resistenza ucraina, sembrano scommettere sul prolungamento del conflitto che porterebbe a un impantanamento dell’esercito russo in una situazione tipo afghana, al conseguente collasso politico ed economico della Russia e alla rimozione del Presidente Putin. Sale pertanto il rischio di una escalation nelle modalità del conflitto che potrebbe sfociare in un coinvolgimento di altri paesi o, ancor peggio, determinare pericolosi e fatali colpi di coda di un regime che si vede perduto».

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