Vladimir Putin ha un obiettivo preciso: cacciare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo governo filoccidentale. Questa è l’ipotesi dell’ex capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica Militare, Vincenzo Camporini, secondo il quale è comunque già chiaro, vista la dipendenza dell’Italia dal gas russo, che ci saranno ripercussioni per il nostro paese: «dobbiamo prepararci a delle ristrettezze».
Camporini parte dell’analisi di quel che sta accadendo sul terreno. «Abbiamo l’evidenza di un attacco diretto delle forze armate russe a quelle ucraine, alle sue installazioni e in particolare alle capacità aeronautiche. E questo, almeno nelle intenzioni russe» spiega «dovrebbe fiaccare la capacità di resistenza Ucraina per indurla a comportamenti più consoni alle aspettative di Mosca». E quali sono queste aspettative? È possibile» risponde «che Putin voglia installare a Kiev un governo amico, per scongiurare il grande rischio di adesione del paese alla Nato, rischio che tra l’altro era inesistente perché non ci cono le condizioni essenziali».
La guerra di Putin
Difficile, invece, che Putin voglia invadere tutto il paese e mantenere il controllo militare. «Se l’idea è quella di prendere il controllo del territorio, avere la garanzia di non avere ostacoli sul terreno è molto complicato. Controllare il paese non sarebbe facile e non sarebbe poco costoso poiché la popolazione ucraina non nutre simpatia verso Mosca. Nessuno ha dimenticato un precedente tragico, lo sterminio per fame degli anni Trenta». Dunque, è la conclusione, Putin «non può sperare di controllare il territorio senza mettere in conto una guerriglia logorante».
Resta in ogni caso l’invasione di un paese sovrano e la necessità per la Nato di dare una risposta. «L’Alleanza Atlantica» dice Camporini «dovrebbe accettare questo fatto, altra possibilità al momento non la vedo all’orizzonte e mancano i presupposti giuridici oltre che politici. Dunque, la Nato e l’Europa reagiranno con sanzioni pesanti, cosa che mi pare stia già avvenendo, per scoraggiare gli intendimenti del governo di Mosca». E non esiste al momento la possibilità che la Russia replichi lo scenario ucraino in altre ex repubbliche sovietiche, a partire da quelle baltiche. «Non penso proprio che si arrivi ad invadere un paese Nato, perché vorrebbe dire scatenare la terza guerra mondiale».
Il gas
Al di là degli scenari internazionali, l’attacco all’Ucraina porta anche una serie di conseguenze dirette per il nostro paese. «Dobbiamo prepararci a delle ristrettezze e ci vorrà tempo per rimetterci in sesto» è la convinzione di Camporini, che spiega anche il perché: «avremo il problema del gas. Le sanzioni sono un’arma a doppio taglio, fanno male a chi è sanzionato ma anche a chi sanziona, perché toglie opportunità di business e di fatturato. Ma poco possiamo fare» dice il generale «perché gli approvvigionamenti di gas vengono da infrastrutture che non si fanno dall’oggi al domani. E pensare di svincolarsi oggi dal gas russo è impossibile, ci si doveva pensare prima e ricordiamoci che qualcuno non voleva neanche il Tap».
Quanto al coinvolgimento dei militari italiani, Camporini ricorda che il nostro paese sta già «fornendo elementi molto preziosi alla “postura di deterrenza” della Nato: abbiamo i nostri velivoli in Romania impegnati in quella che in gergo ci chiama “air policy”, abbiamo soldati che sono nei paesi baltici con la Nato, sempre in funzione di deterrenza, abbiamo navi nel Mediterraneo orientale che collaborano con l’Alleanza. Stiamo dando il nostro contributo in linea con le aspettative».
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