Il calo demografico al centro del dibattito sul lavoro
Il calo demografico è stato indicato come uno dei principali fattori strutturali che stanno già incidendo sul mercato del lavoro italiano durante il convegno “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro”, svoltosi il 13 gennaio a Palazzo Wedekind a Roma. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Allievi Sna e da Federmanager, ha analizzato l’impatto dell’inverno demografico sulla capacità produttiva del Paese, sulle dinamiche occupazionali e sulla sostenibilità di lungo periodo del sistema di welfare, come comunicato dall’INPS.
La posizione dell’INPS sulla sfida demografica
Aprendo i lavori, il presidente dell’INPS Gabriele Fava ha sottolineato la necessità di affrontare il declino demografico con politiche strutturali, evidenziando “come sia necessario affrontare in modo strutturale la crescente carenza di manodopera e costruire una nuova alleanza stabile tra imprese e sistema dell’istruzione e della formazione, in grado di mettere in sintonia competenze, fabbisogni produttivi e percorsi di ingresso nel mercato del lavoro”.
Nel suo intervento, Fava ha inoltre rimarcato che “un mercato del lavoro efficiente non espelle le persone ma le aggiorna, le riconverte e ne valorizza il contributo lungo tutto l’arco della vita attiva”, collegando occupabilità e continuità lavorativa alla tenuta complessiva del sistema Paese e all’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale.
Declino demografico e pensioni: i dati del Rapporto
Il tema del calo demografico è emerso anche nel quadro tracciato dal tredicesimo Rapporto di Itinerari Previdenziali, presentato il 14 gennaio alla Sala Regina della Camera. Il documento evidenzia che nel 2024 la spesa previdenziale ha raggiunto 286,14 miliardi di euro, mentre le entrate contributive sono salite a 260,59 miliardi, con un disavanzo in miglioramento rispetto all’anno precedente.
Secondo il Rapporto, la stabilità futura del sistema pensionistico dipende dalla capacità di governare la transizione demografica, tenendo sotto controllo l’età effettiva di pensionamento e riducendo la commistione tra previdenza e assistenza, in un contesto in cui il numero dei pensionati è tornato a crescere dopo anni di contrazione.
Occupazione, formazione e nuove leve di intervento
Sul fronte delle politiche attive, la direttrice generale dell’INPS Valeria Vittimberga ha analizzato l’impatto del declino demografico sul mercato del lavoro, indicando soluzioni differenziate per il breve, medio e lungo periodo. In particolare, ha evidenziato la necessità di investire su giovani, donne, disoccupati e inoccupati per affrontare la “gobba” pensionistica dei baby boomers, puntando nel lungo periodo su produttività, qualità organizzativa, competenze e attrattività salariale.
In linea con questa impostazione, Gianfranco Santoro, direttore centrale Studi e Ricerche INPS, ha affermato che “dobbiamo attivare il più possibile le persone che oggi sono ai margini del mercato del lavoro”, sottolineando come formazione, conciliazione vita-lavoro e politiche di inclusione siano strumenti essenziali per sostenere occupazione e sistema previdenziale in una fase di marcata transizione demografica.
Una sfida strutturale per il sistema Paese
Nel corso del convegno, il presidente di Federmanager Valter Quercioli ha definito l’incontro “un passaggio istituzionale cruciale per ripensare il lavoro in un Paese segnato dall’inverno demografico”, mentre il presidente dell’associazione Allievi Sna Alessandro Romano ha richiamato l’urgenza di guardare oltre l’emergenza quotidiana, ponendo l’accento su invecchiamento della popolazione, equilibrio di genere e immigrazione come fattori già determinanti per i prossimi vent’anni.
Nel complesso, dagli interventi è emersa una linea condivisa: il calo demografico non rappresenta solo un problema statistico, ma una variabile strutturale che condiziona lavoro, pensioni e welfare, imponendo scelte di lungo periodo capaci di tenere insieme crescita economica, inclusione e sostenibilità dei conti pubblici.








