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Carlo Bonomi (presidente Confindustria): «La scuola deve ripartire a settembre»

La scuola deve ripartire a settembre. Parla così, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a poco meno di tre settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico. Rimangono da dirimere diverse incognite e la certezza di voler scongiurare la didattica a distanza. «Dobbiamo far ripartire la scuola a settembre, ma siamo al punto dell’anno scorso, non abbiamo fatto nulla e i sindacati» anche sul versante scolastico, «dicono no al Green pass».

Certificato verde, trasporti, distanziamento all’interno del plesso scolastico e tamponi. Restano questi i temi di discussione e polemiche. Per il sindacato dei presidi Andis «a distanza di soli dieci giorni dall’inizio tocca registrare, con amarezza e preoccupazione, che non sono stati adottati gli interventi che potrebbero garantire la riapertura delle scuole in piena sicurezza».

Per il presidente Paolino Marotta la partita sul Pass è ancora tutta da giocare. «Il controllo del certificato per tutte le ore di funzionamento» sostiene «è impraticabile: non si può immaginare che il personale delegato dal dirigente sia tutti i giorni agli ingressi (e per diverse ore) a controllare la certificazione di centinaia di docenti e Ata in coda per assumere servizio. Né si può pensare di gravare ulteriormente i Dirigenti Scolastici con problemi di privacy (a tal riguardo sarebbe auspicabile un pacchetto di norme temporanee e di settore)».

I presidi pongono all’attenzione del governo una serie di temi come, ad esempio, le procedure che le scuole dovranno adottare «per l’accertamento del possesso della certificazione verde e per la sospensione dei docenti privi di green pass» nonché «la periodicità dei tamponi diagnostici al personale in condizione di fragilità e la nomina dei supplenti temporanei nei primi quattro giorni di sospensione dal servizio del titolare sprovvisto del Pass».

In tema di tamponi, nei giorni scorsi, il Ministero ha inviato il Protocollo sicurezza, il siglato alla vigilia di Ferragosto, allegando una nota in cui si ribadisce che i test diagnostici a carico delle scuole sono destinati «al personale scolastico, impegnato nelle attività in presenza e che si trovi in condizioni di fragilità sulla base di idonea certificazione medica».

Il Ministero, in questo ambito, in raccordo con il Commissario straordinario, invierà alle scuole uno schema di convenzione tra Asl e singola istituzione scolastica che verrà predisposto d’intesa con il Ministero della Salute, anche con l’obiettivo di semplificare e uniformare le procedure su tutto il territorio.

Il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, chiede al premier Draghi e al ministro Speranza, di prendere in considerazione i test salivari che «possono essere un valido supporto per monitorare la situazione delle comunità scolastiche ed evitare il ricorso alla didattica a distanza: ci si adoperi affinché si possa puntare con decisione sull’adozione massiccia di questi dispositivi».

Per quanto riguarda il distanziamento nel Protocollo, che ha recepito le indicazioni del Cts, si afferma che nelle classi si dovrà rispettare una distanza «interpersonale di almeno un metro» e di «due metri tra i banchi e la cattedra del docente», garantire un «buon ricambio d’aria» e l’uso delle mascherine chirurgiche. Dal canto suo il Censis rileva, però, che in Italia una scuola su due non ha il certificato di agibilità.

Sul fronte trasporti, infine, il ministro delle Infrastrutture, in un’intervista Corriere della Sera, assicura che «le regole per bus e metro, pullman e treni locali sono quasi pronte: servono ancora alcuni affinamenti e la validazione del Cts».

La capienza sarà dell’80% su bus e treni sia in zona bianca sia in zona gialla. «Ci vorrà la mascherina chirurgica anche se è consigliata la Ffp2 e» spiega il ministro «potranno essere previsti orari di ingresso differenziati sia per le scuole sia per le aziende e gli uffici pubblici. Sarà possibile introdurre gli scuolabus anche per gli studenti delle superiori». 

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