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Angelo Bolaffi (germanista): «L’idea che dove passano le merci non ci sono guerre è un’illusione. Tutti gli errori commessi dalla Merkel con Putin»

Angela Merkel «lei fa parte di un’epoca geopolitica finita, quella fondata sulla convinzione che l’Europa fosse destinata a vivere in pace». A dirlo è il germanista Angelo Bolaffi, autore di saggi sul modello tedesco e la crisi europea. «Ora l’Europa è unita contro Putin. Se pensiamo alle divisioni manifestate in altre crisi, dai migranti all’indebitamento di alcuni Paesi, l’Europa si era mostrata più fragile altre volte. Resta però il fatto che l’Ue non ha una politica estera e una difesa comuni». È vero che «Merkel aveva intravisto il problema, dicendo che gli europei debbono prendere coscienza del loro destino e non possono fare affidamento su altri. Ma non l’ha risolto».

L’idea che dove passano le merci non ci sono guerre è un’illusione.

«Per cominciare, la Merkel era convinta che, coltivando un legame basato sul commercio, si potesse tenere buono Putin e lasciare aperto un canale di comunicazione con lui. E lì ha sbagliato di grosso. L’idea che dove passano le merci non ci sono guerre è un’illusione. In secondo luogo, la Merkel era stata lungimirante nel definire Putin un bugiardo inaffidabile, ma non è stata in grado di passare ai fatti dopo l’invasione della Crimea nel 2014. Se l’Occidente e l’Europa merkeliana avessero reagito diversamente, forse Putin avrebbe capito che c’era una linea rossa da non superare. In quel caso invece c’è stata una reazione troppo blanda. Ci volevano sanzioni molto più pesanti, come quelle di adesso. Ma del senno di poi sono piene le fosse». 

I tre errori

«Tre fattori hanno pesato. Il primo è l’aver assecondato la scelta di Obama di disinteressarsi dell’Europa e di volgere lo sguardo al Pacifico. Obama ha lasciato fare a Putin in Crimea, convinto che la Russia fosse ormai una potenza regionale. Dimenticava che è una potenza con le bombe atomiche. Inoltre, c’è stata una sottovalutazione delle vere intenzioni di Putin. L’Occidente ha imposto un po’ di sanzioni ma ha pensato ingenuamente: che vuoi che faccia Putin, dopo tutto la Crimea è russa… Il terzo aspetto è il senso di colpa tedesco».

«Per la Germania era un incubo ritrovarsi in guerra contro la Russia, a cui nella Seconda guerra mondiale aveva provocato 20 milioni di morti. Più in generale la guerra non faceva più parte del lessico politico europeo: l’Europa è cresciuta con l’idea “mai più conflitti”, e quindi la guerra era esclusa già a livello di principio» conclude nell’intervista realizzata da Gianluca Veneziani per Libero.

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