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Claudio Bertolotti (analista strategico): «La minaccia di attentati terroristici in Europa resta elevata»

Alla luce della drammatica situazione dell’Afghanistan, resta elevata la minaccia di possibili nuovi attentati in Europa. Lo sostiene Claudio Bertolotti, analista strategico, per due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di Isaf.

«Quanto accaduto a Kabul credo sia uno stimolo alle azioni emulative. Non solo. La vittoria dei talebani spingerà alcuni gruppi, e anche singoli, ad agire. La minaccia per l’Europa resta elevata. L’organizzazione dello Stato islamico non è più efficace e strutturata come nel 2015-2017. Ma rimane la potenzialità. Un appello dei gruppi che dovessero imporsi in Afghanistan potrebbe spingere per nuovi attentati», afferma in un’intervista a Il Giornale.

«Che ci si concentri contro Isis-K, e non contro Al Qaida, significa che gli americani non sono riusciti a estirpare Al Qaida ma hanno favorito il proliferare di nuovi gruppi terroristici».

Ora tocca ad Isis-K. La sigla «non è nuova, nasce a novembre del 2014, succursale afghana dello Stato islamico di Siria e Iraq. Attorno al nuovo nucleo confluiscono ex componenti dell’Isis, militanti pakistani, estremisti dell’Uzbekistan, a cui si aggiungono reduci di guerra in Siria e Iraq, che con la loro diaspora creano un gruppo con una visione globale, e sono interessati alla lotta a oltranza transnazionale, a differenza dei talebani. L’Afghanistan per loro è un punto di partenza».

Perché è imploso così in fretta l’Afghanistan del presidente Ghani?

«Le guerre si vincono militarmente e politicamente. Negli anni 2010-2012, americani e alleati hanno conquistato il territorio e aumentato la sicurezza ma non sono riusciti a stimolare la creazione di uno Stato. Quello Stato, in ogni caso, non poteva avere successo perché era basato su un modello centralizzato, mentre l’organizzazione tribale afghana si basa sulla rete fra clan. Le tribù si alleano e sostengono un governo centrale che non ha autorità sui poteri periferici. Noi invece abbiamo voluto un potere centralizzato che tenesse quello periferico in una posizione subordinata. Ecco il grande fallimento».

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