Al termine del 2021 il premier Mario Draghi è impegnato a fronteggiare una sfida su due fronti: da una parte c’è l’Unione europea e la questione aperta sul Green pass per entrare in territorio italiano, dall’altra ci sono i partiti interni e la vicenda Quirinale. A parlarne è Francesco Bei.
«L’inedito assoluto è il primo conflitto tra un premier considerato in Italia e all’estero il campione dell’europeismo, e simbolo stesso della forza dell’Unione, e le istituzioni comunitarie. Un duello a distanza che ha avuto per oggetto l’ordinanza italiana che impone a chiunque varchi il confine di Stato, che abbia o meno il Green Pass, un tampone. Con la limitazione di cinque giorni di quarantena per coloro, pur negativi al test, che risultino non vaccinati».
«Una norma di prudenza estrema e un modo per “comprare tempo” e immunizzare con la terza dose altri milioni di italiani. Una restrizione accolta con freddezza, “stupore” e aperte critiche a Bruxelles, dove si teme che la fuga in avanti decisa a Roma possa pregiudicare la credibilità del certificato digitale europeo Lo “strappo” di Draghi è quello che fa più rumore», scrive su la Repubblica.
«E tuttavia, per chi ha qualche memoria, si ricorda una analoga tenzone lo scorso febbraio, al primo Consiglio europeo a cui Draghi partecipava come capo del governo. Allora il tema era l’approvvigionamento dei vaccini e la scarsa, per non dire inesistente, collaborazione delle case farmaceutiche a cui la Commissione aveva concesso ampie scappatoie per non onorare gli impegni. Fu Draghi per primo ad alzare la voce, costringendo Ursula von der Leyen a un cambio di marcia. Se questa è la prima sfida, ben più insidiosa è quella del fronte interno, con i partiti che sembrano divisi su tutto, tranne che su una cosa: sono tutti concordi nel ritenere che il posto di Draghi sia Palazzo Chigi, non il Colle più alto».
«Draghi» si interroga Bei «andrà avanti a governare come se nulla fosse se la sua maggioranza non si rivelasse disposta a mandarlo al Quirinale? Oppure se si dividesse fra candidature contrapposte? È intorno a questo dilemma che si arrovella la politica in questi giorni. Nessuno ha una risposta alla domanda su cosa farà il premier se gli venisse sbarrato il portone del palazzo dei Papi. Anzi, tutti sperano che la risposta più ovvia sia quella sbagliata».
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