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[Il documento integrale] L’ammonimento di Bankitalia: ecco i rischi che corre l’Italia se non realizza il PNRR

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RSF_2-2021

La campagna vaccinale continua a spingere la ripresa anche se negli ultimi mesi il ritmo della crescita è rallentato a causa del rincaro dei beni energetici e delle materie prime. Sulla crescita economica pesa inoltre l’incertezza legata alla pandemia. L’aumento dei contagi registrato negli ultimi giorni fa temere una quarta ondata e ha fatto scattare l’allarme per il rischio di un nuovo lockdown.

Per sostenere la ripresa e gestire le vulnerabilità legate all’alto debito pubblico sarà fondamentale realizzare il Pnrr. “In Italia i rischi per la stabilità finanziaria sono moderati”, mentre “persistono vulnerabilità di medio termine collegate soprattutto con la possibilità che la crescita economica, attualmente solida, perda di intensità” e che arrivi una quarta ondata della pandemia, sottolinea Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria ricordando come “i programmi di acquisto di titoli pubblici e privati dell’Eurosistema contribuiscano a mantenere distese le condizioni di finanziamento sui mercati, anche nel comparto dei titoli di Stato”.

Nel medio periodo, “per assicurare un sentiero di significativa e duratura riduzione del rapporto tra debito e Pil, saranno necessari sia un più alto potenziale di crescita, derivante anche da un’attuazione efficace del Pnrr, sia un progressivo consolidamento di bilancio, tale da garantire il ritorno ad avanzi primari adeguati”. La ripresa robusta e le misure di sostegno del governo hanno migliorato la situazione economica di famiglie e imprese. Le famiglie hanno registrato una crescita del risparmio e della ricchezza finanziaria, sebbene non omogenea”.

L’indebitamento, “in moderato aumento, rimane basso nel confronto internazionale. La capacita’ di rimborso dei prestiti è buona, anche grazie ai bassi tassi di interesse; la quota di debito detenuto dai nuclei finanziariamente vulnerabili è relativamente contenuta”. L’aumento dell’inflazione degli ultimi non metterà a rischio “l’elevata capacità” delle famiglie di rimborsare i debiti.

A giugno scorso, spiega Via Nazionale, il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile ha raggiunto il 65%, “un valore elevato nel confronto storico e superiore di 3 punti percentuali rispetto alla fine del 2019; rimane tuttavia molto più basso di quello medio dell’area dell’euro (97,9%)”. “La bassa incidenza degli oneri sostenuti per il servizio del debito ha contribuito a mantenere elevata la capacità di rimborso delle famiglie: il tasso di deterioramento annuo dei prestiti e’ ulteriormente diminuito, al di sotto dell’1 per cento nel terzo trimestre. La qualità del credito non dovrebbe risentire negativamente del graduale ridimensionamento delle misure di sostegno”. I bilanci delle imprese hanno tratto beneficio della ripresa della redditività, dall’abbondante liquidità accumulata nel periodo della pandemia e dalle favorevoli condizioni di accesso al credito. Grazie alla “solida ripresa dell’economia, la progressiva riduzione delle misure pubbliche di sostegno sta avvenendo senza indurre tensioni”.

In base alle proiezioni di Via Nazionale, la quota di debito detenuto dalle imprese vulnerabili si ridurrebbe al 30% alla fine del 2022; la fragilità sarebbe più elevata soprattutto nel settore delle costruzioni. Nel caso di dinamiche “sfavorevoli” della redditività, la quota raggiungerebbe il 33%, mentre in uno scenario “particolarmente avverso, caratterizzato da variazioni fortemente negative della redditività e da un significativo aumento dei tassi di interesse, la percentuale salirebbe al 35%, un valore comunque contenuto nel confronto storico”. Quanto alle banche, “il peggioramento della qualità dei prestiti rappresenta il principale rischio cui sono al momento esposte”, anche se per adesso “il tasso di deterioramento dei prestiti bancari si mantiene su livelli contenuti”.

E’ però “importante che gli intermediari continuino a prestare attenzione alla valutazione della capacità di rimborso dei debitori e alla conseguenti decisioni sugli accantonamenti”. Gli interventi del governo a sostegno di famiglie e imprese e la ripresa economica, ricorda Palazzo Koch, hanno contribuito ad attenuare gli effetti della pandemia sulla qualità degli attivi bancari. La redditività del settore “è migliorata in misura significativa nella prima metà dell’anno, principalmente per effetto del calo delle rettifiche di valore su crediti”.

La patrimonializzazione si è leggermente ridotta, soprattutto per il venire meno del trattamento prudenziale transitorio connesso con l’adozione del principio contabile Ifrs 9; dovrebbe risentire in maniera contenuta della ripresa del pagamento dei dividendi a seguito della scadenza delle raccomandazioni emanate dai supervisori, che avevano posto limiti alla loro distribuzione durante l’emergenza sanitaria. Le banche devono prepararsi a fronteggiare i rischi connessi con la crescente digitalizzazione dei servizi finanziari e il ricorso all’outsourcing perché aumentano l’esposizione ai rischi cibernetici e a quelli per la continuità operativa”.

“La consapevolezza di questi nuovi rischi da parte degli intermediari nonché la loro integrazione nei sistemi di governo e controllo -mette in evidenza Via Nazionale- sono fondamentali per un’efficace azione di contrasto”. Il settore assicurativo è tornato alle condizioni pre-pandemia. Nella prima metà del 2021 l’indice di solvibilità medio delle compagnie è ulteriormente salito. La redditività e la raccolta premi sono aumentate grazie al buon andamento del comparto vita

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