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Meno nascite in Lombardia, a rischio il 40% dei nidi | Lo scenario

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Crollo delle nascite e impatto sui servizi educativi

Il crollo delle nascite in Lombardia viene indicato come un’emergenza sociale, educativa e infrastrutturale destinata a incidere sul sistema regionale nel prossimo decennio. Secondo i dati Istat citati dal Centro Studi di Assonidi, nel 2024 in Lombardia sono nati 64.711 bambini, il dato peggiore degli ultimi 25 anni, con una riduzione del 34,5% rispetto al picco del 2009, quando le nascite erano state 98.792. Il saldo risulta ampiamente negativo e il numero dei nuovi nati continua a diminuire in modo costante, con effetti diretti sulla domanda di servizi educativi 0-6 e sull’intera rete scolastica.

Entro il 2036 a rischio il 40% dei nidi

Secondo le stime del Centro Studi di Assonidi, se l’attuale andamento demografico non verrà invertito, entro il 2036 fino al 40% dei servizi educativi per la prima infanzia potrebbe chiudere. La causa non riguarda carenze qualitative o organizzative, ma la progressiva assenza di bambini. L’allarme risulta già evidente in alcune province, come Pavia, dove il tasso di natalità ha raggiunto il minimo storico di 6 nati per mille abitanti. Lo scenario non riguarda solo i servizi 0-3, perché nello stesso orizzonte temporale una quota significativa delle scuole di ogni ordine e grado rischia di essere dismessa o ridimensionata.

Scuole sovradimensionate e territorio in trasformazione

Le strutture scolastiche costruite tra gli anni Sessanta e Settanta per rispondere al baby boom potrebbero risultare sovradimensionate rispetto alla popolazione studentesca reale. Secondo le stime di Assonidi, fino alla metà delle strutture scolastiche lombarde potrebbe trovarsi in questa condizione, trasformandosi in vere e proprie “cattedrali nel deserto”. La possibile chiusura di una parte rilevante dei servizi educativi e scolastici, determinata esclusivamente dalla mancanza di bambini e studenti, viene indicata come un fattore destinato a incidere sulla tenuta sociale, economica e territoriale della regione.

L’appello alle istituzioni

Assonidi Confcommercio richiama le istituzioni nazionali, regionali e locali a una presa di coscienza immediata. “Senza politiche strutturali e coordinate a sostegno della natalità, della genitorialità e della sostenibilità economica dei servizi educativi e scolastici, il rischio concreto è una progressiva desertificazione educativa e sociale. Il tempo delle analisi è finito. Servono scelte coraggiose, di lungo periodo e fondate sui dati. Il 2036 non è un orizzonte lontano: è già scritto nelle dinamiche che osserviamo oggi. Dobbiamo agire subito, pur sapendo che i risultati si vedranno solo tra molti anni, perché ogni ulteriore ritardo rischia di essere fatale”.

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