L’Associazione Nazione Docenti Universitari incontra la Ministra Messa per il problema del precariato

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Il 30 marzo 2021 si è svolto, su richiesta dell’ANDU, un incontro telematico con la Ministra dell’Università e Ricerca Prof.ssa Maria Cristina Messa, accompagnata dal Capo della Segreteria Dott. Giuseppe Festinese, dal Capo dell’Ufficio Legislativo Dott. Giuseppe Cerrone e dalla Direttrice Generale Dott.ssa Maria Letizia Melina.Per l’ANDU all’incontro hanno partecipato Andrea Capotorti, Mauro Federico, Nunzio Miraglia e Paola Mura.

Dopo aver ringraziato la Ministra per la disponibilità mostrata accettando la richiesta d’incontro (era dai tempi della Ministra Chiara Carrozza che ciò non avveniva, nonostante la nostra puntuale richiesta a tutti i suoi successori), il coordinatore nazionale Nunzio Miraglia ha ricordato il pluridecennale impegno dell’ANDU in difesa di un sistema universitario pubblico diffuso, efficiente, di qualità e democratico.

Miraglia ha rimarcato come la Ministra abbia più volte dichiarato che, assieme a maggiori risorse per l’Università, siano indispensabili le riforme, opinione che anche l’ANDU ha sempre espresso. Ma quali riforme?

Si è poi soffermato soprattutto sulla richiesta di un completo e vero “diritto allo studio” ottemperato, oltre che con adeguati investimenti, anche garantendo ottimi livelli di formazione per tutti, con percorsi realmente efficaci. A questo proposito sono state riproposte le forti perplessità sull’efficacia dell’imposto sistema del “3+2” e si è rinnovata la richiesta di una partecipata verifica. Un vero diritto allo studio deve comprendere anche la libertà di scegliere il corso di studio a cui iscriversi e perciò deve essere abolito il numero chiuso, in particolare – ma non solo – a medicina.

A questo proposito ha ricordato che da oltre un anno l’ANDU chiede di consentire l’ingresso a medicina ad almeno 20.000 giovani e di permettere a tutti i laureati di accedere alle scuole di specializzazione, rimarcando come invece la Ministra, nonostante il disastro sanitario in corso, abbia dichiarato di volere mantenere i numeri dell’anno scorso.

Il coordinatore dell’ANDU ha sollecitato anche la riforma del dottorato aumentandone la retribuzione, valorizzandone il riconoscimento dentro e fuori l’università ed eliminando i dottorati senza borsa.

E’ poi passato a sollevare il drammatico problema del precariato, sottolineando le criticità del sistema attuale e le storture presenti nel progetto di legge in discussione alla Camera: borse di ricerca post-laurea come ulteriore fascia di precariato ‘usa e getta’, assegni di ricerca (sic!) eccessivamente lunghi (6 anni invece dei più ragionevoli 3), assenza di una vera e unica figura di pre-ruolo con autonomia e disponibilità di finanziamenti (come in altri Paesi) e in numero rapportato agli sbocchi in ruolo, assenza di un piano di assunzione in ruolo di ameno 25mila professori nei prossimi 4/5 anni per colmare il gap con gli altri Paesi europei e dare uno sbocco a una buona parte degli attuali precari.

Ha infine ribadito l’esigenza di cambio di paradigma sull’autonomia universitaria, che deve essere del Sistema nazionale e non quella dell’attuale finta autonomia dei singoli atenei. Un’autonomia del Sistema nazionale universitario statale che è impedita dal ruolo e dall’azione di ANVUR e CRUI e non è rappresentata da un CUN volutamente snaturato e svuotato e che andrebbe sostituito con un Organismo rappresentativo di tutte le componenti, con compiti di autogoverno e di coordinamento, per difendere l’Università dai poteri forti economici e politici interni ed esterni. Occorre anche – è stato aggiunto – abolire l’attuale figura dei rettori padroni-assoluti che ostacolano, tra l’altro, la cooperazione tra atenei e negli atenei, ‘obbligati’ a impegnarsi sempre più in una truccata e dannosa competizione. 

Si è anche insistito sulla necessità di superare l’attuale cooptazione personale, alla base anche dei periodici ‘scandali’, prevedendo a tutti i livelli concorsi con commissioni interamente sorteggiate tra tutti i docenti, escludendo quelli delle sedi direttamente interessate. È infatti questo l’unico modo per superare la subalternità anche umana al proprio ‘maestro’ e garantire la libertà di ricerca e di insegnamento dei singoli docenti universitari per aumentare la qualità della loro attività e della loro vita.

È poi intervenuta Paola Mura, responsabile della Segreteria nazionale dell’ANDU, che ha posto l’accento sui danni provocati da una miope rincorsa delle “eccellenze”, finora supportate economicamente a discapito del sistema complessivo dell’Università. Un modello quello delle “eccellenze” che, tra l’altro, tanti danni ha già provocato nella sanità (rifacendosi come esempio all’attuale disastro nel sistema della medicina di base lombardo, nonostante le locali eccellenze nella medicina più d’avanguardia).

Ingenti risorse sono state già sottratte agli atenei statali a vantaggio di presunti centri di eccellenza (citando il finanziamento all’ IIT promosso da Tremonti). Ha richiamato il rischio di valorizzare esclusivamente la ricerca, a discapito dell’importantissimo ruolo formativo della didattica soprattutto come passaggio di conoscenze tra generazioni. Infine ha espresso preoccupazione per l’interpretazione della “transazione ecologica” da un punto di vista meramente tecnologico (si veda l’attuale Ministero).

La Ministra, premettendo di essere per sua natura “inclusiva” e quindi disposta al confronto, ha risposto sinteticamente a diversi dei punti sollevati. In particolare:

  • si è detta favorevole ad affrontare un’analisi e un possibile “ripensamento” del sistema “3+2”, basati anche sulle tante analisi già condotte in merito, sia a livello italiano che europeo, senza preclusioni a modificare ciò che non funziona e a mantenere solo ciò che c’è di valido, prospettando anche un possibile nuovo “processo di Bologna” in merito;
  • ha dichiarato che il numero chiuso è un problema “annoso”, ma “inevitabile” per una realistica impossibilità di adeguamento delle risorse (umane e logistiche) che possa assecondare le aspettative degli aspiranti studenti. Ha ritenuto il numero chiuso uno strumento di “selezione” più equo rispetto alla selezione “naturale” che si avrebbe con iscrizioni libere, dove si correrebbe il rischio di creare disuguaglianze tra chi studierebbe in sedi più dotate rispetto ad altre. Ha dichiarato di volere confermare i numeri programmati per medicina (circa 13 mila matricole e 14 mila specializzazioni) sostenendo che il vero problema è l’orientamento verso le specializzazioni meno ambite, ma anche esse necessarie e un più corretto impiego dei medici negli atti di loro stretta competenza, demandando gli altri ad altro personale (amministrativi, tecnici, para-medici);
  • sui concorsi, “problema molto grande”, ha specificato che più che sul “localismo” attualmente si “sbaglia su due fronti”: una “valutazione prettamente quantitativa” a discapito di una qualitativa (de facto annullata anche a causa degli innumerevoli ricorsi dove alla fine prevale l’asettico metro quantitativo) e una smarrita “catena di responsabilità” sulle assunzioni (frammentata ora tra commissioni, consigli di amministrazione, rettori, dipartimenti, etc.). Non si è detta d’accordo sul ritorno a concorsi nazionali, “sarebbe particolarmente complesso”, come soluzione a tali storture, auspicando invece una valutazione ex-post delle politiche d’assunzione dei vari atenei;
  • sulla valorizzazione delle eccellenze, si è detta d’accordo che deve essere aggiuntiva e non a discapito del sistema generale, valutando però positivamente il ruolo svolto dalla CRUI quale “garante degli equilibri territoriali” a protezione delle realtà più esposte e a salvaguardia di un sistema nazionale bene o male omogeneo. Ha sottolineato che il garantire un buon livello in tutti gli atenei non può andare a discapito di chi ha le capacità e potenzialità di “correre”, puntando al “buon reclutamento” come unico strumento di emancipazione delle sedi più “in difficoltà”;
  • ha anche ribadito l’inscindibilità tra ricerca e didattica in ambito universitario, essendone elemento distintivo rispetto agli altri livelli d’istruzione, sia secondario che specialistico (quali ad es. i nuovi ITS).

Alla Ministra è stata inviata la Proposta dell’ANDU per la rifondazione del Sistema nazionale universitario statale.

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