Nessuna nuova missione nel Golfo fin quando si sarà arrivati a un accordo di pace. L’Italia non starà a guardare: privilegiando la strada della diplomazia, “parteciperemo” al processo che dovrà portare alla pace e “dopo contribuiremo allo sminamento di Hormuz”.
Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato con il ministro Guido Crosetto. I due ministri hanno ribadito che l’obiettivo condiviso è liberare Hormuz, ripristinando le normali condizioni di navigabilità. L’Italia si sta già preparando e per questo due cacciamine sono in avvicinamento nell’area, ha spiegato Crosetto.
NESSUNA NUOVA MISSIONE MILITARE NEL GOLFO
“Sgombero il campo da equivoci: non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo, ma condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale”, ha detto subito Tajani in apertura di audizione. Gli ha fatto eco Crosetto: nessuna nuova missione militare nello Stretto di Hormuz senza “una vera tregua, una cornice giuridica e l’autorizzazione del Parlamento”.
DUE CACCIAMINE IN AVVICINAMENTO
L’Italia si sta già impegnando per porre fine al conflitto: “la sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono priorità assolute. Hormuz deve tornare a essere uno Stretto internazionale libero e aperto: è nell’interesse dell’Italia, è nell’interesse dell’Europa, è nell’interesse del mondo. Non possiamo essere spettatori”, ha sottolineato Antonio Tajani.
Il ministro ha ribadito l’impegno diplomatico dell’Italia, portato avanti “sempre in stretto raccordo con i partner, in Europa e nel G7, e con le organizzazioni multilaterali”. Se si creano le condizioni per una missione di pace nello stretto di Hormuz “servirebbe un mese di navigazione. Per questo stiamo avvicinando degli assetti” nella zona di eventuale intervento, ha affermato Crosetto spiegando che “si tratta di assetti specialistici, altamente tecnologici, che richiedono settimane per essere trasferiti nell’area. Ed è proprio per questo che una pianificazione anticipata e un preposizionamento diventano elementi essenziali”.
Si tratta di “una scelta di responsabilità come quella fatta da altri Paesi europei: la Francia di fatto si è già mossa, Regno Unito, Germania, Belgio e altri partner stanno sviluppando analisi e analoghe attività di pianificazione per disposizioni prudenziali di aspetti specialistici”.
HORMUZ SHOCK GLOBALE
“Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”, ha continuato Tajani.
“Lo Stretto di Hormuz è uno snodo cruciale per le rotte commerciali globali: vi transitano il 20% del petrolio mondiale, un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e una parte significativa delle materie prime che alimentano anche le nostre filiere produttive”, ha precisato il ministro. “Le conseguenze della crisi sono di fronte agli occhi di tutti. L’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia pesano sulle famiglie e sulle imprese”.
FAVORIRE RITORNO NORMALITÀ NELLO STRETTO
“L’obiettivo resta quello di favorire, il più velocemente possibile, attraverso un’azione coordinata della comunità internazionale, un ritorno a condizioni di stabilità e normalità nella navigazione marittima dell’area” dello Stretto di Hormuz, ha messo in evidenza Crosetto.
“Al netto di una tregua che appare fragile e precaria, è indispensabile mantenere un raccordo continuo, serio e responsabile, sia con i nostri alleati internazionali, sia nel necessario e imprescindibile rapporto tra governo e Parlamento”, ha proseguito.
“Ieri ho avuto un ulteriore colloquio con i Ministri della Difesa di nostri Paesi partner con cui abbiamo registrato la piena convergenza su alcuni principi fondamentali: la necessità di garantire la sicurezza della navigazione in uno dei punti strategicamente più sensibili del mondo e, al tempo stesso, la volontà di mantenere ogni iniziativa rigorosamente separata dal conflitto in corso”, ha continuato il ministro.
“Spero venga largamente condivisa la necessità che eventuali future iniziative — di natura esclusivamente difensiva — possano effettuarsi solo qualora siano rispettate alcune condizioni essenziali e non derogabili: per primo, non un temporaneo ‘cessate il fuoco’ ma una tregua vera credibile e stabile, meglio ancora se una pace definitiva; una legittima cornice giuridica internazionale; l’accordo di tutte le parti interessate”, ha concluso.








