“Non è possibile che le prospettive dell’Unione europea possano essere decisivamente legate da un’elezione in un piccolo Paese. La via per evitare il ‘libero veto’ è quella delle cooperazioni rafforzate”. Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel corso di un’intervista alla Stampa dopo il voto in Ungheria.
“Le questioni economiche risultano connesse in modo indissolubile alle decisioni e alle non-decisioni dell’Ue. Le banche e la finanza, snodi essenziali per le imprese e le famiglie, osservano gli scenari di Bruxelles con un’attenzione massima. Il ragionamento centrale è ineludibile, afferma, non è sostenibile che le prospettive comunitarie dipendano per regola da elezioni continue nei singoli Stati membri.
L’Ungheria vanta una popolazione inferiore a quella della sola Lombardia. L’Ue rappresenta un soggetto economico di caratura globale, con un mercato unico fondato sulla libera circolazione di merci, servizi e capitali. Pensare di procedere a 27 applicando in eterno la regola ferrea dell’unanimità costituisce un errore fatale” perché “viviamo un’emergenza internazionale inedita, caratterizzata da spinte inflazionistiche tenute a bada in parte dalla solidità dell’euro, ma accompagnate da una stagnazione evidente e da pericoli concreti di recessione”.
Secondo Patuelli “servono decisioni europee in tempi stretti. Non si può negoziare all’infinito subendo l’istituto del ‘libero veto’. L’Europa deve imprimere una spinta espansiva, come ha saputo fare in pandemia con il varo del Pnrr. L’Ue necessita di un nuovo piano di ripresa per fronteggiare le sfide odierne e investire in intelligenza artificiale”.
Il superamento dell’unanimità impone però un consenso unanime per modificare i trattati. Ma secondo Patuelli “la strada maestra si trova già all’interno dei Trattati europei. Parlo delle cooperazioni rafforzate. Se manca il consenso totale, un nucleo di Paesi, con un minimo di nove aderenti, può avanzare su direttrici comuni. La stessa moneta unica è nata con questo metodo di aggregazione progressiva e ancora oggi non circola in tutta l’Unione, così come è avvenuto per la Procura Europea. Le cooperazioni rafforzate permettono di eludere i muri innalzati da chi vuole frenare il processo di integrazione. L’Europa ha imboccato la via delle velocità asimmetriche, trainata dai Paesi fondatori. Nessuno Stato deve arrogarsi il potere di fermare la macchina comunitaria”.








