Antonio Forcellino tra arte, restauro e pensiero rinascimentale
Se c’è oggi un uomo che ricorda il genio rinascimentale, capace di lavorare con le mani e con la mente, di restaurare il Mosè di Michelangelo e le Sibille di Raffaello e di scrivere libri su entrambi, quest’uomo è Antonio Forcellino, intervistato da Aldo Cazzullo e Eugenio Murrali sul Corriere della Sera del 1° maggio.
La sua storia personale affonda le radici in un contesto semplice, ma ricco di suggestioni culturali. «Sono nato a Vietri sul Mare da genitori poveri, papà muratore e mamma operaia, ma vivevo nella casa di un vescovo, custodita da mio nonno, bellissima, con affreschi di angeli e una grande libreria».
Il rapporto con i libri nasce presto. «Una maestra molto brava mi diede Salgari. Il giorno dopo le dissi che lo avevo finito e ne volevo un altro, ma non mi credette: dieci bacchettate. Poi però mi ha adorato. A tredici anni scoprii Senofonte».
L’incontro con il Rinascimento e la scoperta del colore di Roma
Il Rinascimento entra nella vita di Forcellino durante gli studi all’Istituto Centrale del Restauro, segnando una svolta decisiva nel suo percorso. «Feci una tesi sullo stucco rinascimentale e quelle scoperte mi portarono da Frommel, grandissimo studioso che mi aiutò. Insieme scoprimmo il colore di Roma».
Alla domanda su quale fosse questo colore, risponde in modo essenziale: «Chiaro, il colore delle pietre».
Nel suo racconto emergono anche gli anni difficili del 1977, vissuti tra tensioni sociali e scelte personali. «Avevamo preparato la manifestazione di marzo, momenti terribili. Ho avuto paura, mi sono fermato: potevo salvarmi solo con l’arte».
Leonardo, Michelangelo e Raffaello: tre visioni dell’arte e dell’uomo
Nel confronto tra i grandi maestri del Rinascimento, Forcellino propone una lettura che intreccia arte e visione dell’uomo. «Sono tre uomini diversissimi: Raffaello è quello a cui ti rivolgi quando sei depresso, immagina un mondo felice; Michelangelo ti assolve dal conflitto perché lo vive, ed è l’unico politicamente impegnato; Leonardo invece vive in un altro mondo, capisce un’armonia superiore che va oltre la miseria degli uomini».
Questa interpretazione evidenzia tre approcci differenti alla realtà, che si riflettono nelle opere e nella loro capacità di parlare al presente.
La rivoluzione di Leonardo: la luce e il colore dell’ombra
Tra le riflessioni più significative, Forcellino richiama una scoperta attribuita a Leonardo da Vinci, destinata a cambiare la storia della pittura. «Leonardo capisce che la luce prende il colore dei corpi che la rifrangono: una rivoluzione per la pittura. Prima esistevano solo luce e ombra, invece anche l’ombra ha un colore».
Un’intuizione che segna un passaggio fondamentale nella rappresentazione artistica e che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione della pittura rinascimentale.








