Politiche strutturali per rafforzare la resilienza economica
Il direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini, ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità del sistema economico di affrontare le crisi energetiche attraverso interventi strutturali. L’intervento è avvenuto a Roma, il 2 aprile, nel corso della XVI conferenza annuale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Banca d’Italia.
Nel suo intervento, Angelini ha affermato che “la sicurezza economica non si costruisce con la pur necessaria reazione emergenziale agli shock, ma con politiche strutturali in grado di aumentare la resilienza del sistema”. Il direttore generale ha quindi evidenziato che, se nel breve periodo lo shock energetico richiede misure emergenziali, queste devono essere accompagnate da strategie di lungo periodo.
Secondo Angelini, gli interventi dovrebbero essere mirati e selettivi. In particolare, ha spiegato che “interventi che vanno nella giusta direzione sono quelli miranti ad attutire gli impatti per le imprese, limitandosi a quelle più colpite dai rincari”, mentre per le famiglie le misure dovrebbero essere indirizzate ai nuclei più fragili, ad esempio attraverso la riorganizzazione dei bonus sociali e iniziative dedicate alla riqualificazione energetica degli immobili. Allo stesso tempo, ha sottolineato che “gli interventi dovrebbero salvaguardare i segnali di prezzo e l’equilibrio del bilancio pubblico”.
Il conflitto in Medio Oriente e la vulnerabilità del sistema energetico
Nel suo intervento, il direttore generale della Banca d’Italia ha analizzato anche gli effetti del conflitto in corso in Medio Oriente sulle catene di approvvigionamento energetico. Angelini ha spiegato che “gli effetti del conflitto in corso in Medio Oriente si estendono all’approvvigionamento di petrolio, gas e prodotti derivati essenziali per agricoltura, sanità e difesa”.
A questi effetti si aggiungono fenomeni di razionamento già osservati in alcuni Paesi dell’Asia, destinazione di gran parte delle navi in transito nello stretto di Hormuz. Secondo Angelini, questi sviluppi confermano la vulnerabilità di un modello economico come quello italiano, caratterizzato da una forte dipendenza dalle forniture estere nei settori strategici.
Il direttore generale ha ricordato che, nonostante gli “importanti progressi” nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento di combustibili fossili, tali progressi “non sono però in grado di attenuare gli effetti di uno shock globale di questa portata”. Per questo motivo, ha indicato la necessità di intervenire sia sulla domanda sia sull’offerta di energia.
In particolare, Angelini ha affermato che occorre “continuare a ridurre la domanda di energia, ad esempio aumentando il grado di efficienza energetica dei processi produttivi e degli immobili, sia accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Il ruolo delle energie rinnovabili e i costi della transizione
Nel corso dell’intervento, il direttore generale della Banca d’Italia ha evidenziato come il progresso tecnologico abbia reso le fonti rinnovabili sempre più competitive rispetto ai combustibili fossili. Angelini ha osservato che “il progresso tecnologico e le connesse forti riduzioni dei costi d’impianto degli ultimi anni hanno reso le fonti rinnovabili competitive rispetto alle alternative fossili”.
Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sui costi e sulle implicazioni della transizione energetica. Secondo Angelini, l’alternativa delle rinnovabili “non è priva di implicazioni in termini di dipendenza tecnologica dall’estero”, a cui si aggiungono gli investimenti necessari per garantire lo sviluppo e la stabilità delle reti energetiche e per la dismissione degli impianti più inquinanti.
Il direttore generale ha inoltre indicato le possibili modalità di finanziamento degli investimenti. In particolare, ha spiegato che “la parte di questi investimenti che ricade sulla collettività può trovare copertura via tariffe elettriche o fiscalità generale, individuando misure per attenuare gli impatti distributivi sulle famiglie e sulla competitività delle imprese”.
Regole stabili e superamento degli ostacoli per accelerare le rinnovabili
Angelini ha infine affrontato il tema dello sviluppo delle energie rinnovabili in Italia, sottolineando la necessità di rimuovere gli ostacoli che rallentano la diffusione degli impianti. Secondo i dati illustrati nel suo intervento, la quota di generazione elettrica nazionale da fonti rinnovabili ha raggiunto il 40,7% alla fine del 2024.
Tuttavia, il direttore generale ha osservato che i progressi restano insufficienti. In particolare, ha evidenziato che “i progressi sono lenti e rischiano di lasciare ancora per lungo tempo il nostro paese esposto a shock ai prezzi del gas naturale, combustibile che determina il prezzo finale, in media, per oltre la metà delle ore del giorno”.
Per accelerare la transizione energetica, Angelini ha indicato la necessità di interventi normativi e tecnici. In questo contesto, ha affermato che “per imprimere un’accelerazione a questi processi occorre innanzitutto rimuovere alcuni ostacoli regolamentari e tecnologici”, citando tra le principali criticità i tempi di allacciamento dei nuovi impianti, le limitazioni tecniche delle reti di trasmissione e distribuzione, le inefficienze negli iter autorizzativi e le differenze territoriali tra Nord e Sud.
Infine, il direttore generale ha richiamato l’importanza della stabilità normativa per favorire gli investimenti. Secondo Angelini, “anche senza l’impiego di fondi pubblici, molto può essere ottenuto semplicemente evitando l’instabilità del quadro regolamentare”, poiché “regole stabili incoraggiano l’investimento riducendo l’incertezza dei progetti”.








