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[L’intervento esclusivo] Angelica Donati (Presidente ANCE Giovani Lazio): «Vi spiego perché il rincaro delle materie prime è una morsa che soffoca la ripartenza del settore Costruzioni»

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Negli ultimi mesi il campo delle costruzioni, uno dei comparti trainanti la ripresa economica post pandemica del Paese, è stato duramente colpito da un’altra emergenza: l’aumento drastico dei prezzi delle commodities.

Il rincaro delle materie prime, infatti, ha innescato un circolo vizioso che sta bloccando l’edilizia e il settore delle costruzioni. Il caro materiali ha impattato tutto il comparto che si ritrova oggi chiuso in una morsa nell’attesa di una soluzione per evitare il fermo totale dei cantieri, a pochi mesi dalla ripartenza.

Oggi, le imprese si trovano nell’insostenibile condizione di dover rendere nulli i margini di guadagno o, addirittura, lavorare in perdita per attenersi alle condizioni contrattuali siglate pre-impennata.  

Secondo alcuni dati, riportati da numerosi media nazionali, negli ultimi nove mesi il prezzo del ferro è aumentato del 243%, ma la lista dei materiali da costruzione che hanno subito un forte rialzo è molto estesa. 

Per esempio, da gennaio il costo del rame è salito del 21,63%, quello dell’alluminio del 35,76%, quello del litio del 98,92%. Un incremento che ha scaturito una preoccupazione considerevole per tutti i costruttori. Inoltre, a tutto ciò si aggiungono altre due problematiche altrettanto critiche: l’ingente carenza di manodopera e la poca probabilità di adeguare nei contratti in corso i prezzi dei rincari.

A causare il rialzo del costo delle materie prime sono chiaramente sia gli effetti della crisi sanitaria, che hanno provocato una particolare scarsità di offerta per le costanti chiusure industriali a livello globale, sia gli effetti della ripartenza, che hanno generato un forte aumento della domanda nel mercato interno. A questi si aggiunge l’impennata dei prezzi dei trasporti.

Questa crisi dei prezzi colpisce al contempo sia il mercato degli appalti pubblici, in particolare le opere infrastrutturali dove il ferro è un componente fondamentale, che il mercato privato.

Per quanto riguarda il comparto dei lavori pubblici, dopo lunghe e numerose denunce tra cui quelle dell’ANCE, il Governo ha istituito in queste settimane una specifica disciplina revisionale per i contratti pubblici con l’obiettivo di fronteggiare i rincari eccezionali nel primo semestre del 2021 dei prezzi di acquisto di alcuni materiali da costruzione.

Le compensazioni saranno determinate applicando alle quantità dei singoli materiali impiegati nelle lavorazioni eseguite e contabilizzate nel periodo di riferimento le variazioni percentuali rilevate rispetto ai prezzi vigenti al momento dell’offerta. Tali variazioni dovranno superare l’alea dell’8%, se riferite esclusivamente all’anno 2020, e del 10% complessivo per quelli precedenti.

Per queste compensazioni si potrà attingere al 50% delle somme appositamente accantonate per imprevisti nel quadro economico di ogni intervento, se non già impegnate, ai ribassi d’asta, ed alle somme residue relative ad altri interventi ultimati. È stato anche istituito uno specifico Fondo revisionale da 100 milioni di Euro.

Non è ancora chiaro cosa verrà fatto per il secondo semestre 2021, cosa che desta notevoli preoccupazioni agli operatori del settore. Inoltre, considerato che è ormai assodato che l’aumento delle materie prime non è una bolla ma un cambiamento sistemico, è essenziale che venga reintrodotto un meccanismo revisionale a regime, e che le stazioni appaltanti a strettissimo giro rivedano a rialzo i propri listini. Se ciò non verrà fatto, le imprese non saranno più in grado di partecipare agli appalti pubblici.

Ad aggravare questo allarmante scenario è anche il rischio che venga messo in discussione il Superbonus.

La manovra per l’efficientamento energetico degli edifici, inserito nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, costituisce, infatti, uno stratagemma potenzialmente capace di offrire un grande stimolo per il rilancio di un settore strategico, come quello delle costruzioni.

Tuttavia, la mancanza di commodities (ad esempio, l’enorme carenza di ponteggi) e il conseguente aumento significativo dei costi unito alla mancanza di manodopera, rallentano notevolmente il lavoro delle aziende, compromettendo la realizzazione di interventi realizzati con il Superbonus.

Ad oggi, non sono pianificati provvedimenti sul caro materiali per il settore privato. Ciò ha provocato la reazione di numerose imprese e dell’ANCE, che per affrontare questa situazione ha proposto un prolungamento del Superbonus fino almeno a tutto il 2023.

Risulta sempre più urgente un piano d’azione a lungo termine che possa tutelare il mondo edile, trainante per la ripresa e ripartenza economica del Paese e possa salvaguardare le piccole e medie imprese del nostro territorio.

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