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Servono incentivi fiscali per il recupero e la ristrutturazione edilizia con riqualificazione energetica e sismica degli edifici

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Con il Decreto Rilancio del 19 maggio 2020 è stata sancita la nascita del c.d. Superbonus 110% e, solo in questo periodo, con l’introduzione di successivi provvedimenti attuativi, è possibile assistere a qualche primo passo, in termini di avvio di cantieri, anche se sarebbe più corretto dire che si rilevano i primi gattonamenti!

La nostra categoria ha manifestato, da subito, un notevole apprezzamento per le novità introdotte riponendo nelle stesse grandi aspettative, in termini di ripresa e di sviluppo del settore, memore di quanto avvenuto nella precedente crisi delle costruzioni che aveva visto un’inversione di tendenza, a partire dal 1998 fino al 2007, anche grazie all’introduzione delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie.

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una nuova crisi economica e sociale che ha colpito tutti i settori ed ha impattato pesantemente sull’edilizia, anche per la mancanza di politiche di sostegno agli investimenti, con crollo verticale del comparto delle opere pubbliche e, conseguentemente, dei livelli occupazionali.

In questo lungo periodo, il comparto che ha mantenuto una certa vitalità è da individuare, ancora una volta, nei lavori di riqualificazione del patrimonio esistente, effettuati secondo gli incentivi fiscali, con diversi effetti positivi sul miglioramento della qualità e sicurezza edilizia, sulle condizioni di vita dei cittadini, sul contrasto al lavoro sommerso e irregolare.

Nell’attuale scenario, il dilagare della pandemia ha inciso anche più drammaticamente in quanto ha impattato su un sistema sanitario destrutturato al pari di quello economico che, ancora molto fragile, stava manifestando i primi deboli segnali di ripresa.

L’inversione di tendenza va stimolata, pertanto, con provvedimenti ad effetto nel breve periodo: ecco che il Superbonus al 110% ha le potenzialità per rappresentare lo strumento di rilancio e sviluppo per l’economia del nostro Paese in quanto facilita l’investimento privato e supera, in questa fase, la storica difficoltà a spendere le risorse da parte delle pubbliche amministrazioni.

Ad oggi, grazie al Superbonus al 110% chi esegue una ristrutturazione fino al 30 giugno 2022 può contare su una detrazione del 110% delle spese sostenute per gli interventi che migliorano l’efficienza energetica degli edifici e che riducono il rischio sismico.

Senza entrare, ora, nel merito della complessa disciplina attuativa e regolamentare e pur auspicando la migliore attuazione possibile delle norme, ed una opportuna semplificazione delle stesse, per non disperdere la bontà del provvedimento, mi preme evidenziare che gli incentivi fiscali possono trovare una diffusissima applicazione rispetto ad un patrimonio immobiliare nazionale molto carente in termini di efficienza energetica e di sicurezza statica.

Rispetto ai 12,2 milioni di edifici residenziali esistenti censiti dall’ISTAT, circa 7,2 milioni (il 60%) sono stati costruito prima del 1980; 5,2 milioni (42,5%) hanno più di 50 anni e più della metà delle abitazioni – oltre 16 milioni – sono state realizzate prima del 1970.

I circa sette milioni di edifici che necessitano di intervento possono sviluppare una cifra di affari in lavori di almeno seimila miliardi che, evidentemente, possono essere svolti solo in un arco temporale molto lungo.

Alle condizioni attuali, le stime sull’impatto della misura sul mercato, presentate alla Camera dei Deputati dal Rapporto 2020 per il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio, parlano di 2,4 miliardi di euro per il 2021 e addirittura di oltre 8 miliardi complessivi, qualora la misura venisse prolungata al 2022.

Per valutare il più generale impatto sul sistema paese, ed evidenziare la necessità di una politica di investimento a lungo termine, cito, testualmente, quanto riportato, tra l’altro, nel Rapporto 2020 Camera dei deputati XVIII legislatura Documentazioni e ricerche “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione” del 26 novembre 2020 :“La valutazione dell’impatto economico è effettuata sulla spesa sostenuta stimata per gli anni 1998-2020, utilizzando il procedimento di stima per l’intera durata degli incentivi fiscali in termini di defiscalizzazione, vale a dire dal 1998 al 2030.

Sulla base di tale modello di analisi, emerge che il costo per lo Stato, dovuto ai minori introiti conseguenti agli incentivi, ammonterebbe a 165,5 miliardi di euro in valori correnti, il gettito fiscale e contributivo derivante dalle attività economiche mobilitate dagli incentivi, in base alla legislazione fiscale vigente, sarebbe pari a 131,0 miliardi di euro in valori correnti, e il saldo complessivo per lo Stato, per l’arco di tempo che va dal 1998 al 2020, sarebbe negativo per 34,5 miliardi di euro, pari a 1,5 miliardi di euro per ogni anno.

Considerando però che lo Stato incamera i proventi spettanti nell’anno di esecuzione dei lavori, e ripartisce il mancato gettito nell’arco di tempo di dieci anni, l’introduzione nella riflessione di elementi di natura finanziaria ed attuariale, basati sull’attualizzazione dei valori precedentemente esposti, modificherebbe il saldo determinando un risultato negativo più contenuto di -17,3 miliardi di euro, pari a 752 milioni di euro all’anno.

Un ulteriore approfondimento dell’analisi, che prende in considerazione, da un lato, i minori introiti per lo Stato legati agli interventi di efficientamento energetico (minori imposte sui consumi di energia) e, dall’altro, la quota di gettito per lo Stato derivante dai consumi e dagli investimenti mobilitati dai redditi aggiuntivi dei nuovi occupati mostra come il saldo dello Stato possa essere considerato negativo per 5,9 miliardi di euro all’anno, pari a 256 milioni di euro all’anno.

Allargando, poi, il campo della valutazione a tutti gli attori che rivestono un ruolo nel sistema Paese in cui si inseriscono le agevolazioni, nel periodo 1998- 2020 il saldo per il sistema economico del Paese risulterebbe positivo per quasi 27,6 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro all’anno)”.

Sono convinto, pertanto, che solo una concreta stabilizzazione del Superbonus, da spalmare almeno nel prossimo decennio secondo interventi regolabili anche nell’ambito di un plafond di spesa ad esaurimento annuale, potrebbe consentire il raggiungimento degli obiettivi, anche in termini economici ed occupazionali, in chiave di sostenibilità e di riduzione dei fattori di rischio dovuti a scarsa manutenzione.

Le risorse da destinare al rifinanziamento degli incentivi possono trovare copertura anche tra le fonti europee e, in particolare nell’ambito del Recovery Fund che ha misure finalizzate alla sostenibilità ambientale, all’economia grenn ed al miglioramento dell’efficienza sismica ed energetica e che, pertanto, trovano nei lavori in superbonus la via di spesa più efficace, spedita e misurabile in termini non solo economici ma anche ambientali, sociali e culturali.

E’ necessario valorizzare la storica predilezione degli italiani per la casa di proprietà anche finalizzando, in maniera tangibile, su tali incentivi le risorse pubbliche, che entrano a titolo di tassazione sugli immobili, rendendo le stesse una forma di assicurazione a valere su lavori edilizi.

Alle attuali condizioni, nel breve tempo a disposizione, il sistema delle imprese, e dei tecnici, che scontano anche la destrutturazione dell’ultimo decennio di crisi, possano affrontare, adeguatamente, solo una minima parte degli interventi, nel rispetto dei livelli di qualità e di sicurezza, con rischio di sminuire la potenzialità del Superbonus, relegandolo ad uno slogan, con perdita della migliore occasione possibile di ripresa e di progresso per il nostro Paese.

Ad integrazione di quanto appena enunciato rispetto alla necessità di garantire, tra l’altro, un adeguato livello prestazionale da parte degli operatori, a garanzia del buon andamento dei lavori, per contrastare aziende improvvisate e, quindi, per il migliore impiego di fondi pubblici, è necessario prevedere, tra i requisiti delle imprese, il possesso del sistema di qualificazione attestato SOA.

In conclusione, non credo ci si possa più permettere di investire tante variegate energie, pubbliche e private, su provvedimenti da attuare nel breve periodo mentre è urgentissima la fase di lunga programmazione delle risorse su investimenti reali che hanno già dimostrato efficacia in funzione anti crisi e che creano sviluppo ed occupazione stabili.

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