Sul Corriere della Sera, Cesare Zapperi intervista il presidente del Veneto, Luca Zaia. Con il green pass obbligatorio per andare al ristorante, il presidente francese Macron ha «convinto» un milione di persone a prenotare la vaccinazione in poche ore.
Non è una buona soluzione per convincere i riottosi?
«Mah, è come dire che i vaccini sono obbligatori» risponde Zaia. «È una scelta che deve essere valutata attentamente e non con superficialità».
È l’unico limite?
«No, bisogna anche tenere conto che noi ora non abbiamo vaccini per tutti. Quindi, di fronte ad una costrizione più o meno diretta dovremmo essere in grado di garantire a tutti la vaccinazione. Così non è, purtroppo. Ma c’è un altro ostacolo, che noi abbiamo già sperimentato».
A cosa si riferisce.
«In Veneto siamo stati richiamati dal garante della Privacy perché chiediamo il green pass per entrare in ospedale. C’è anche questo profilo da tenere in considerazione. E poi, mi perdoni…».
Dica, presidente.
«Se c’è chi rivendica la libertà di non vaccinarsi, c’è anche chi è già vaccinato e adesso rivendica più libertà. Sembra un gioco di parole, ma noi dobbiamo stare attenti a tenere comportanti coerenti. Se diciamo che con la vaccinazione possiamo tornare ad una vita quasi normale, non possiamo poi mettere troppi ostacoli se non quelli dettati dalle giuste norme di prevenzione».
Lei sostiene che siamo in una fase nuova e che è necessario che il governo cambi strategia. In che senso?
«Sì, noi utilizziamo le regole di sanità pubblica che erano in vigore un anno fa, quando non c’erano i vaccini e il virus mieteva vittime e malati gravi. Sono regole prudenziali, lo capisco, ma ci troviamo in una fase diversa».
Quindi, cosa chiede?
«Che si modifichino i parametri che determinano il passaggio da una zona colorata all’altra. Anziché considerare il numero dei contagiati, dobbiamo misurare i ricoverati. Quello che conta ora è il carico sugli ospedali».
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