Il Corriere della Sera, con un editoriale di Walter Veltroni, torna a sostenere l’assoluta necessità di fissare una data per le riaperture.
«Boris Johnson – scrive Veltroni – ha annunciato che il 12 aprile riapriranno bar e ristoranti in Gran Bretagna. Joe Biden ha detto solennemente agli americani che il 4 luglio, giorno dell’indipendenza, gli Stati Uniti avranno riconquistato la normalità».
«Non è un caso che due Paesi anglosassoni abbiano indicato delle date precise. In questo modo di intendere il rapporto tra società e Stato c’è il retaggio di una cultura antica, di un’etica pubblica nella quale le promesse vengono verificate dai fatti».
«Di fronte ad una pandemia ci vogliono scelte nette. Solo queste danno sicurezza a chi ne subisce gli effetti più devastanti. A chi ne paga il prezzo sulla propria pelle. E, al di là delle strumentalizzazioni degli estremisti di turno, si sbaglierebbe a sottovalutare la rabbia crescente, il disagio, la frustrazione di chi opera, nell’impresa o nei servizi, senza sapere se domani o dopodomani potrà lavorare o no».
«Sarebbe giusto che oggi, agli studenti che hanno perduto il loro secondo anno di scuola in presenza, ai ristoratori che hanno tirato giù le saracinesche, ai lavoratori che hanno perso l’impiego questo governo, per l’autorevolezza di chi lo guida, fornisse delle date credibili».
«Si dice che questo dipende dai dati del contagio. Ma i dati del contagio dipendono, ormai lo sappiamo, anche da noi. Questo Paese che, a cominciar dai più giovani, ha sopportato tutto in questi lunghi mesi ha ora diritto di sapere la verità, quale che sia. Una data, quale che sia, in cui la vita ricomincerà. Un giorno, quale che sia, al quale guardare e per il quale finalizzare sforzi e sacrifici. È stato questo l’impegno responsabile assunto ieri da Mario Draghi. Se accade in Usa o nel Regno Unito perché noi non potremmo farlo?».








