Il discorso di Giorgia Meloni? «Sono molto soddisfatto», afferma lo storico Lucio Villari. «È stato il discorso di una donna politica di alto livello, che ha colto i problemi essenziali del paese, senza ricorso a formule ideologiche, anzi prendendo le distanze dal fascismo. Ho apprezzato il riferimento alla lotta alla mafia, il ricordo delle donne che hanno contribuito allo sviluppo della democrazia e gli impegni sulle questioni economiche e sociali» sottolinea in un’intervista con l’ANSA.
«Ho perplessità rispetto a quanto ha detto sul controllo delle migrazioni, perché è un tema che investe tutta Europa e va gestito con molta prudenza, ricordando che la manodopera è necessaria per lo sviluppo. Avrei preferito un accenno alla necessità di accogliere e integrare i migranti nel mondo del lavoro». Punto centrale sono però le parole di distanza dal fascismo. «Ho apprezzato molto questa nuova visione della storia italiana in cui il fascismo rappresenta il totalitarismo e il razzismo» prosegue. «Lei è stata molto chiara su questo. C’è anche una revisione delle sue stesse ragioni di appartenenza da giovane al Movimento Sociale, che si considerava erede della Repubblica Sociale. Meloni ha rotto i ponti con il passato e lo ha fatto con sobrietà ed eleganza».
Secondo Villari questa presa di distanza «può provocare la separazione di gruppi più nostalgici dal partito. Lei ha giocato d’anticipo» spiega. «È possibile che alcuni gruppi la contestino, ma sarebbe molto meglio così. Almeno si capirebbe una volta per tutte cos’è la destra liberale e cos’è quella reazionaria. Andava fatto un discorso così» prosegue, «per una necessità di pacificazione. Auspicherei che i gruppi nostalgici uscissero allo scoperto e temo che anche nel governo ci possa essere qualcuno che non è d’accordo con lei. Lo dicano una volta per tutte, così si supera questa fase del “volemose bene”».
«Nessun riferimento, però, da Meloni alla Resistenza. È vero, avrebbe potuto anche citarla, ma ha preferito concentrarsi sugli errori dell’antifascismo» sottolinea ancora Villari. «Ha ricordato i ragazzi caduti per il terrorismo e le Br, ha ricordato che esiste quell’Italia peggiore che comprende anche alcuni antifascisti».
Un discorso sincero o figlio della moderazione richiesta dal ruolo di premier?
«Un discorso più nazionalista e identitario poteva andar bene ai tempi in cui l’Italia non era in Europa, ora l’Italia fa parte di un sistema che deve essere accettato» sottolinea Villari. «Credo che Meloni sia stata sincera perché non ha nominato l’Ungheria, parte dell’Olanda, la Polonia. Si è distaccata apparentemente da questi paesi. Ha fatto una scelta di campo senza dirlo apertamente».
Eppure, secondo lo storico, resta comunque l’eredità del fascismo nella destra italiana. «Resta molto del fascismo, delle cose positive del fascismo, che sono rimaste vive anche nella Prima Repubblica» spiega. «L’intervento dello Stato nell’economia è anche opera del fascismo, le bonifiche, la Casa della madre e del bambino… ci sono cose positive che andrebbero riconosciute. La sinistra non lo fa perché le ignora o le sottovaluta».








