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Veronica De Romanis (economista): «Per ripartire l’Italia non deve commettere alcuni errori. Ecco quali»

Veronica De Romanis riflette sulla natura convintamente europeista e pro-euro del nuovo governo Draghi.

«Non potrebbe essere diversamente. Nei suoi anni a capo della Banca centrale europea (Bce), Draghi difese la moneta unica in maniera netta. Ben due volte. Nel luglio del 2012, con l’introduzione del Outright Monetary Transactions (Omt) che consente alla Bce di comprare il debito di chi all’interno dell’unione monetaria si trovasse sotto attacco dei mercati finanziari».

«In maniera illimitata (per questo è stato soprannominato “bazooka”) ma non incondizionata (il Paese richiedente deve aderire un programma di aggiustamento). E, poi, nel gennaio del 2015 con l’annuncio del Quantitative Easing (Qe). In questo caso, l’istituto di Francoforte compra titoli di tutti gli Stati, indipendentemente dalla loro situazione economica e finanziaria».

«Per Draghi, la Bce doveva garantire la stabilità dell’euro, ma i Paesi avrebbero dovuto tenere i conti in ordine e favorire politiche fiscali pro-crescita (vale a dire tagli agli sprechi e alle spese meno produttive)» spiega in un suo intervento sul quotidiano La Stampa.

«La crisi attuale non deriva da regole non rispettate dagli Stati (come fu per quella dell’euro). È una crisi originata dalla pandemia e le regole europee sono state sospese. La Bce continuerà a comprare titoli almeno fino al marzo 2022, ma gli Stati nuovamente sono chiamati a fare la loro. Tuttavia, contrariamente al passato, questa volta devono spendere».

«Non un compito facile. Soprattutto per chi – come l’Italia – ha speso male e tagliato peggio (a cominciare dal comparto della sanità). Utilizzare al meglio le risorse che arrivano dall’Europa è essenziale. Un’occasione unica per colmare il divario con gli altri paesi. In quanto maggiore beneficiaria, l’Italia è osservata speciale. Il buon utilizzo di questi fondi, unitamente a un programma di riforme strutturali, farà ripartire il Paese».

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