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Carlo Verdelli (Corriere della Sera): «Il lavoro dovrà essere la prima priorità da cui far ripartire il Paese»

«L’Italia è una Repubblica democratica che andrà rifondata sul lavoro, come previsto dal primo comandamento della nostra Costituzione. Non sarà facile, anzi rischia di diventare, dopo l’indiscutibile credito guadagnato nella lotta alla pandemia, la nuova emergenza su cui si misurerà la bontà e la tenuta di un governo come quello di Mario Draghi». Lo scrive Carlo Verdelli sul Corriere della Sera.

«Essere stato concepito con una stragrande maggioranza, e con un premier d’acciaio» sottolinea l’editorialista «è un vantaggio nell’affrontare questioni complicatissime ma in fondo condivisibili da chiunque (salvare il Paese dal Covid, ottenere i crediti per il rilancio nazionale). Vedremo se continuerà ad esserlo adesso che si entra nel campo delle decisioni più politiche, per esempio la data dello sblocco dei licenziamenti e le garanzie concrete per le centinaia di migliaia di persone (da 70 a 500 mila, a seconda del grado di ottimismo delle previsioni) che pagheranno il primo conto ai guasti dilatati da un anno e mezzo di coronavirus».

«Servirà enorme equilibrio per trovare soluzioni che non dispiacciano all’Europa che ce le chiede, e anche con piglio, ma che insieme non indirizzino la ripartenza del Paese in una direzione che sacrifichi la pietra miliare della nostra Carta. Il lavoro, appunto, come condizione di libertà, dignità e quindi autonomia di ogni singolo cittadino. La condizione del vivere in una democrazia, senza il rischio di perderla, la vita, per un più di sfinitezza, per un meno di dovuta protezione».  

Sul tema del lavoro, sottolinea quindi Verdelli, entra con forza quello molto pesante delle cosiddette morti bianche. «Da noi, dieci anni fa stavano sotto quota mille. Nel 2020, con i calcoli ulteriormente complicati dall’effetto Covid specie su medici e infermieri, sarebbero 1.270, il 16% in più del 2019. Al ministero del Lavoro, il «personale ispettivo» è di 2.561 unità, di cui soltanto 1.500 a tempo pieno. Mentre i tecnici specializzati per ispezioni in materia di sicurezza sono appena 222 . Quando si muovono, è un disastro per i controllati: nel 2020, su 10.179 accertamenti eseguiti, sono emerse 8.069 irregolarità».

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