Franco Venturini, dalla prima pagina del Corriere della Sera, parla del “pericolo maggiore, il male assoluto e devastante di una guerra totale e molto più estesa che a pieno e tragico titolo potrebbe essere definita la terza guerra mondiale”.
Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – spiega – ha dovuto respingere con molta fermezza la richiesta di Zelensky di creare sopra l’Ucraina una no-fly zone pattugliata dagli aerei occidentali. “Da anni i caccia russi e quelli Nato giocano al gatto e al topo, si sfiorano, si inseguono, ma non hanno sotto una guerra in corso, nessuno spara.
Nel contesto odierno, con una strage in corso, varranno le stesse regole, per esempio nei cieli sopra le Repubbliche baltiche?” si Chiede Venturini. I russi in Ucraina fanno grande uso di razzi e di missili, oltre alle cannonate.
La guerra non si è ancora avvicinata a Lviv, ma se un ordigno di qualsiasi tipo sbagliasse bersaglio e finisse in territorio polacco, cioè in territorio Nato, l’Alleanza a norma del celebre Articolo 5 dovrebbe intervenire contro i russi oppure distruggere la credibilità del suo principale deterrente. Parlare con Putin, dunque, è diventato urgente.
Certo servirebbe un previo cessate il fuoco, ma come minimo l’Occidente dovrebbe fargli sapere subito che se ci sarà vera tregua esiste la disponibilità a un negoziato non privo di linee rosse (come la sovranità statuale dell’Ucraina) ma pronto a tenere presenti anche le preoccupazioni di sicurezza della Russia.
Conta che la ricerca della pace prevalga su quella psicologia che si colloca già in un clima di guerra quando giudica inopportuno un corso universitario su Dostoevskij.
La Russia che rischia di perdere in Ucraina non va umiliata, va battuta con una pace degna. Sapendo che dovremo comunque affrontare il ritorno della guerra fredda in Europa, e che il costo sarà molto alto anche per noi, non soltanto in termini di spese per la difesa o di più difficili rifornimenti energetici.








