«I nostri sacrifici necessari per arrivare al traguardo». Venanzio Postiglione sul Corriere della Sera prova a spiegare così il senso della nuova stretta alla luce dei numeri del contagio.
«La stanchezza collettiva – scrive – è un dato di fatto, la sofferenza di intere categorie si fa drammatica (e va capita e risarcita), la didattica a distanza diventa pesante, si aggiunge il problema (enorme) dei genitori che lavorano con i bambini che restano a casa: ma a breve termine continueranno le chiusure, i divieti, le limitazioni. La Germania stessa è semi-prigioniera fino al 28 marzo».
«Il nuovo governo di Mario Draghi ha due obiettivi su tutti. Il piano dei vaccini e i fondi europei. Il sostegno parlamentare è molto ampio e la maggioranza sembra destinata a reggere, nonostante le battaglie all’interno del Pd e dei Cinque Stelle e una Lega rumorosamente in bilico tra populisti e popolari (i partiti a volte si dimenticano che c’è la pandemia, un dettaglio)».
«Sembra marzo 2020 e invece la differenza è evidente. Se negli ultimi dodici mesi la nostra vita è stata scandita dai Dpcm e dai lockdown, e ancora di più dalla tragedia delle vittime e dei ricoveri, ora dobbiamo immaginare un unico, grande orologio nazionale. “Nulla ci appartiene, solo il tempo è nostro”, ha scritto Seneca. Ecco: ci serve la riappropriazione del tempo».
«Con le tappe dei vaccini. Con le caserme o le tende o le piazze o quello che sarà per accogliere le persone. Con un sistema di prenotazioni civile in un Paese civile, visto che il web ha conquistato il mondo ma non ancora il sistema sanitario (e le burocrazie locali). Con un clima di concordia generale che non è buonismo ma soprattutto convenienza».
«I contrasti tra Stato e Regioni si sono rivelati inutili e avvilenti, hanno anche offuscato l’immagine delle autonomie: se è così che funzionano, nessuno riuscirà a fermare la nostalgia del centralismo. Sulle vaccinazioni non si potrà andare in ordine sparso. Le macerie si tolgono assieme, poi ognuno avrà il suo progetto per ricominciare».
«Stamattina, senza i ragazzi che si trascinano gli zaini e ridono con gli amici, Milano tornerà a svegliarsi in una favola al contrario. Dove arriva la primavera e scompaiono i bambini. Posso andare al parco? La mia bicicletta? E i nonni? Una società stremata, ma nella stragrande maggioranza dei casi rispettosa delle regole e ancora fiduciosa, aspetta il giorno del vaccino e della ripartenza. La famosa fiaccola che bisogna scorgere alla fine della galleria, fosse pure lunga e sconnessa. Anche il marciatore più forte del mondo ha bisogno di vedere il traguardo».








