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Usa-Cina: dai dazi alla Boeing, i dossier economici sono al centro dei colloqui | Lo scenario

Le relazioni commerciali bilaterali ma anche accordi in settori chiave come aerospazio, agricoltura ed energia. Sono questi alcuni dei dossier economici che dovrebbero dominare i colloqui tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente cinese Xi Jinping, dopo un anno di confronti a colpi di dazi doganali e di molteplici restrizioni agli scambi commerciali.

Boeing e produttori di soia americani sperano in grandi ordini cinesi, mentre le aziende tech puntano a stabilizzare i rapporti su export e investimenti. Si parlerà anche di prodotti agricoli e stabilità delle forniture di terre rare. L’ultima visita di Trump a Pechino nel novembre 2017 si era conclusa con l’annuncio di accordi per un valore superiore a 250 miliardi di dollari, tra cui una vendita di 300 aerei Boeing del valore di 37 miliardi di dollari e progetti energetici per un totale di 69 miliardi di dollari.

Molti degli accordi erano memorandum d’intesa non vincolanti o accordi quadro di acquisto pluriennali. Non a caso una selezionata delegazione di manager accompagna Trump anche in questa occasione, sebbene in forma notevolmente ridotta rispetto al 2017. Tra questi Tim Cook di Apple, Elon Musk di Tesla e SpaceX, Jensen Huang di Nvidia e Larry Fink della società di investimento BlackRock.

Ma nell’elenco della Casa Bianca figurano anche: Dina Powell McCormick, presidente e vicepresidente di Meta; Kelly Ortberg presidente e ad di Boeing; Ryan McInerney, ad di Visa; Stephen Schwarzman, ad di Blackstone; Brian Sikes, ad e presidente di Cargill; Jane Fraser, ad di Citi; Jim Anderson, ad di Coherent; Henry Lawrence Culp, ad di GE Aerospace; David Solomon, ad di Goldman Sachs; Jacob Thaysen, ad di Illumina; Sanjay Mehrotra, ceo di Micron Technology; Cristiano Amon di Qualcomm e Michael Miebach, presidente di Mastercard.

LA FRAGILE TREGUA SUI DAZI

Un punto centrale del vertice è la prospettiva di prolungare la tregua commerciale sancita a ottobre, certamente fragile, ma che ha permesso di ridurre drasticamente il livello dei dazi punitivi reciproci. La Cina punterebbe a una proroga di almeno un anno, mentre Washington di sei mesi, secondo le fonti. Pechino nel frattempo si è rivolta ad altri partner commerciali per attenuare gli effetti immediati della guerra commerciale. Ma il governo teme le conseguenze a lungo termine del conflitto sull’attrattiva del Paese come base manifatturiera.

Il governo cinese ha pubblicato ad aprile nuove normative volte a impedire alle imprese di escludere la Cina dalle loro catene di approvvigionamento. Una risposta ad alcuni governi occidentali che cercano di ridurre la loro dipendenza dalle sue fabbriche. Prima dell’arrivo del presidente americano, è in programma un nuovo round negoziale tra le delegazioni guidata dal segretario del Tesoro, Scott Bessent, e dal vicepremier, He Lifeng, in Corea del Sud. Xi punta alla proroga della tregua commerciale, per garantire ossigeno a un’economia in gran parte dipendente dall’export e, in cambio, dovrebbe offrire un ampliamento degli acquisti di beni americani.

LA MAXI COMMESSA BOEING

Il colosso Usa Boeing è impegnato da tempo in trattative con la Cina per un accordo che, secondo fonti del settore, potrebbe comprendere 500 jet 737 Max, oltre a decine di aerei a fusoliera larga. L’intesa fornirebbe alle compagnie cinesi aerei di cui hanno urgente bisogno e rappresenterebbe una vittoria commerciale per il presidente Trump. Il ceo di Boeing, Kelly Ortberg, fa parte della delegazione statunitense di manager che accompagnano Trump in Cina e ha lasciato intendere che si prepara a un grande accordo.

L’ultimo contratto di rilievo con la Cina risale proprio al 2017, quando in occasione della visita a Pechino di Trump fu firmato l’accordo per 300 velivoli dal valore di circa 37 miliardi di dollari. Negli anni successivi, le relazioni si sono incrinate a causa della guerra dei dazi e dei problemi di sicurezza del 737 Max, costringendo Boeing a una lunga pausa nelle consegne verso la Cina. Le forniture sono riprese soltanto nel 2023, dopo nuovi controlli richiesti dalle autorità aeronautiche di Pechino.

LA STRETTA TECH E L’IA

Washington sta moltiplicando le misure per ostacolare lo sviluppo del settore tecnologico cinese, in un contesto di rivalità tra le due potenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Le aziende cinesi non hanno il diritto di acquistare i chip di IA più avanzati dell’americana Nvidia, a causa di una normativa statunitense adottata in nome della protezione della sicurezza nazionale. Di conseguenza, Pechino ha dovuto accelerare lo sviluppo dei propri semiconduttori. In questo contesto, la Cina potrebbe utilizzare gli elementi delle terre rare per ottenere da Trump “sgravi tariffari o un congelamento di alcuni controlli sulle esportazioni”, secondo Ting Lu, economista di Nomura, in una nota.

LE TERRE RARE

La Cina ha accumulato scorte energetiche e diversificato i mercati, mentre gli Usa spingono per ridurre la dipendenza dalle terre rare cinesi. Nel 2025, in risposta ai dazi americani, Pechino ha stretto le maglie sull’export di terre rare e minerali critici. La Repubblica popolare controlla la maggior parte della lavorazione di questi minerali vitali per le nuove tecnologie e utilizzati nei missili, nei veicoli elettrici e nell’elettronica. Qualsiasi impegno da parte di Pechino ad allentare le restrizioni all’esportazione potrebbe essere salutato come una vittoria per l’industria e la difesa statunitensi.

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