Demografia ed energia al centro delle sfide future del Paese
La demografia e la transizione energetica rappresentano le due principali sfide che attendono l’Italia nei prossimi decenni. È quanto emerge dalle analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), secondo cui la riduzione della popolazione in età lavorativa e l’aumento delle spese legate all’invecchiamento richiedono interventi strutturali per garantire la sostenibilità economica e sociale del Paese.
Parallelamente, il percorso verso un modello energetico più sostenibile continua a confrontarsi con una forte dipendenza dalle fonti fossili importate, con ritardi nei processi di elettrificazione e con costi energetici che incidono su imprese e famiglie.
L’invecchiamento della popolazione aumenterà la pressione su pensioni e welfare
Secondo l’UPB, la popolazione in età lavorativa continua a ridursi mentre le spese connesse all’invecchiamento, in particolare pensioni, sanità e assistenza, sono destinate a crescere fino a raggiungere il proprio picco intorno al 2040.
Nel corso della presentazione del Rapporto sulla politica di bilancio, la presidente dell’UPB Lilia Cavallari ha spiegato che “nei prossimi decenni, la popolazione continuerà a ridursi e la struttura per età sarà sempre più spostata verso le classi più anziane. I conti pubblici subiranno la pressione di spese legate all’invecchiamento della popolazione – pensioni, sanità e assistenza – in aumento fino a raggiungere l’apice intorno al 2040”.
La presidente ha inoltre evidenziato che “nei decenni successivi, la questione più rilevante sarà la capacità di assicurare prestazioni previdenziali adeguate”.
Mantenere il legame tra età pensionabile e aspettativa di vita
Nel quadro delineato dall’UPB, la sostenibilità del sistema previdenziale passa anche attraverso il mantenimento del collegamento tra pensionamento e longevità.
Lilia Cavallari ha sottolineato che “ragioni di sostenibilità finanziaria e la stessa congruità delle prestazioni suggeriscono di mantenere uno stretto legame fra l’età di pensionamento e l’aspettativa di vita”.
L’analisi evidenzia infatti come il progressivo invecchiamento della popolazione renda necessario preservare gli equilibri del sistema nel medio e lungo periodo, garantendo allo stesso tempo l’adeguatezza delle prestazioni previdenziali.
Popolazione attiva in calo e crescita economica più debole
La transizione demografica continua a produrre effetti diretti sulla capacità di crescita dell’economia italiana. L’UPB osserva che il calo della popolazione in età lavorativa riduce il potenziale produttivo del Paese, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle aree meno urbanizzate.
Secondo Cavallari, “la demografia sfavorevole frena le potenzialità dell’economia italiana, riducendo la popolazione in età da lavoro, in misura accentuata nelle regioni meridionali e nelle aree meno urbanizzate”.
La presidente dell’UPB ha ricordato inoltre che “lo scorso anno la popolazione in età lavorativa si è ridotta per oltre 70.000 unità sulla base delle stime preliminari Istat”.
Il cambiamento, secondo l’analisi, si è consolidato a partire dallo scorso decennio. In precedenza il calo della natalità risultava più contenuto e l’invecchiamento meno marcato. Oggi, invece, il contributo delle dinamiche demografiche alla crescita economica è diventato negativo.
Più partecipazione al lavoro e gestione dell’immigrazione
Per governare la transizione demografica, l’UPB ritiene necessario ampliare la partecipazione al mercato del lavoro e valorizzare pienamente il capitale umano disponibile.
L’analisi sottolinea l’importanza di politiche capaci di aumentare il numero degli occupati, migliorare le condizioni di occupabilità e accompagnare adeguatamente i fenomeni migratori.
Sul punto, Cavallari ha affermato che “la transizione demografica può e deve essere governata” e che “sebbene nel breve periodo sia difficile modificare la tendenza demografica è possibile mitigarne le ripercussioni”.
La presidente dell’UPB ha quindi indicato la necessità di “favorire una più ampia partecipazione al mercato del lavoro, aumentando la numerosità degli attivi e migliorando le condizioni di occupabilità degli individui in età da lavoro”.
Energia, dipendenza dalle fonti fossili e costi elevati
Accanto alla questione demografica, il Rapporto individua nella transizione energetica un’altra priorità strategica per l’Italia.
L’UPB evidenzia che il Paese mantiene una forte dipendenza dalle fonti fossili importate e registra ancora ritardi nel processo di elettrificazione. Nel frattempo, i costi dell’energia continuano a pesare sulle attività produttive e sulle famiglie più vulnerabili.
Per questo motivo l’azione pubblica è chiamata a sostenere il percorso di efficientamento energetico, promuovendo investimenti e innovazione e accompagnando i soggetti maggiormente esposti agli effetti della transizione.
Innovazione, intelligenza artificiale e competenze per aumentare la produttività
Secondo l’UPB, la vera sfida dell’economia italiana resta la crescita potenziale. In presenza di margini di bilancio limitati e di una demografia sfavorevole, la capacità di aumentare l’efficienza del sistema produttivo assume un ruolo decisivo.
Il Rapporto evidenzia che la competizione internazionale si sviluppa sempre più lungo la frontiera tecnologica e che il ritardo nell’adozione diffusa delle tecnologie avanzate costituisce una delle principali fragilità del sistema produttivo nazionale.
Per questo motivo accelerare la diffusione dell’innovazione, compresa l’intelligenza artificiale, viene indicato come un passaggio necessario per incrementare la produttività, sostenere i salari reali e rafforzare la competitività delle imprese.
L’UPB collega inoltre la crescita della produttività al rafforzamento del capitale umano, attraverso livelli più elevati di istruzione, una maggiore alfabetizzazione scientifica e tecnologica e il potenziamento delle competenze professionali e digitali lungo tutto l’arco della vita lavorativa.
L’investimento nelle competenze viene quindi individuato come uno strumento essenziale per aumentare la partecipazione al lavoro, sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano.








