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Università: l’Italia è terza tra i Paesi Ue per numero di atenei in classifica | L’analisi

QS Quacquarelli Symonds, società di analisi globale della formazione universitaria globale, ha pubblicato oggi la sedicesima edizione annuale della classifica QS World University Rankings by Subject.

La classifica analizza in modo indipendente oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 paesi, coprendo 55 discipline e cinque grandi aree di studio (Arti e scienze umane, Ingegneria e tecnologie, Scienze della vita e medicina, Scienze naturali, Scienze sociali, economiche e manageriali).

Un totale di 60 atenei italiani (rispetto ai 56 del 2025) compaiono 769 volte nella classifica di quest’anno, di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi.

L’Italia è il settimo paese più rappresentato per numero di università classificate.

Di tutte le voci cumulative, il 28% ha registrato un miglioramento, il 35% è rimasto invariato e il 24% ha subito un calo, mentre 97 sono nuove voci, con un miglioramento netto del 4% rispetto all’anno precedente.

Le università italiane si sono aggiudicate 163 posizioni nella top 100 mondiale nelle 55 classifiche per disciplina e nelle cinque grandi aree di studio.

I risultati del 2026 mostrano un’università italiana capace di esprimere eccellenze riconosciute a livello globale, ma ancora meno efficace nel trasformarle in forza sistemica.

Accanto a punte di altissimo livello, restano infatti disomogeneità nella capacità di ricerca, pressione sulle risorse, competizione internazionale per i talenti e difficoltà nel consolidare i risultati su scala più ampia.

La sfida, per il sistema italiano, non è dimostrare di avere eccellenza.

È riuscire a sostenerla nel tempo, ampliarla e renderla più diffusa tra discipline, istituzioni e aree strategiche della competitività accademica globale.

Nunzio Quacquarelli, presidente QS commenta: “I risultati dell’Italia di quest’anno mostrano un sistema universitario di spessore, con visibilità globale e alcuni punti di forza altamente distintivi.

Atenei come Bologna e Sapienza dimostrano il valore duraturo delle università statali italiane, mentre il mantenimento da parte di Sapienza della prima posizione in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo è un esempio di eccellenza globale sostenuta in un campo profondamente legato al patrimonio intellettuale e culturale del Paese.

Allo stesso tempo, i risultati evidenziano le sfide strutturali che il settore della formazione universitaria italiana deve affrontare.

Per l’Italia, la sfida non è semplicemente quella di preservare i punti di forza di lunga data, ma di svilupparli ulteriormente, attraverso continui investimenti nella capacità di ricerca, nella collaborazione internazionale, nell’attrazione e nella fidelizzazione dei talenti e in una più ampia diffusione dell’eccellenza tra le Atenei e le discipline.

L’Italia possiede il patrimonio accademico, la base istituzionale e la diversità disciplinare per competere in modo molto efficace sulla scena mondiale.

Il passo successivo è convertire tale potenziale in prestazioni elevate e più costanti in tutto il sistema”.

L’Italia si colloca al terzo posto tra i paesi dell’UE per numero di università classificate, dietro alla Francia (93) e alla Germania (72), ma al secondo posto per numero totale di voci, superata solo dalla Germania.

L’Italia è uno dei tre paesi dell’UE a vantare una voce classificata al primo posto mondiale, insieme alla Svezia e ai Paesi Bassi, che guidano la classifica con due voci.

L’Italia si colloca inoltre al secondo posto tra i paesi dell’UE sia per le voci nella top 10 che nella top 20, superata solo dai Paesi Bassi.

I risultati del 2026 confermano la solidità del posizionamento internazionale dell’università italiana, mettendo in evidenza un sistema capace di coniugare ampiezza della presenza disciplinare e risultati di eccellenza ai massimi livelli globali.

Ne emerge il profilo di un ecosistema accademico articolato, competitivo e riconoscibile, nel quale la forza complessiva del Paese si misura tanto nella diffusione della sua presenza quanto nella qualità dei suoi vertici.

Sul piano istituzionale, l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna si colloca al primo posto in Italia per numero complessivo di posizionamenti, con 50 presenze, il dato più elevato a livello nazionale.

L’Università La Sapienza di Roma consegue invece il risultato individuale di maggior rilievo, assicurando all’Italia l’unico primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica, confermato per il sesto anno consecutivo.

La visibilità internazionale dell’Italia nelle diverse discipline è sostenuta in misura prevalente dai grandi atenei pubblici generalisti, che continuano a rappresentare l’ossatura del sistema universitario nazionale.

Bologna guida il Paese con 50 voci, seguita da Sapienza con 46 e dall’Università di Padova con 40.

Seguono l’Università degli Studi di Milano con 38, l’Università degli Studi di Firenze con 34, l’Università degli Studi di Napoli Federico II con 31, l’Università degli Studi di Pisa con 30 e l’Università degli Studi di Torino con 29.

Il Politecnico di Milano, pur caratterizzato da un orientamento più marcatamente specialistico, registra 26 presenze, confermandosi tra i principali contributori italiani.

Questo quadro restituisce con chiarezza la cifra distintiva della proiezione internazionale dell’Italia: non un sistema fondato esclusivamente su poche eccellenze isolate, ma una presenza ampia, distribuita e strutturalmente radicata in una pluralità di ambiti disciplinari.

Ai livelli più alti della classifica, la rappresentanza italiana si concentra in un numero ristretto di istituzioni.

Solo pochi atenei collocano discipline nella top 10 mondiale: Sapienza Università di Roma con tre presenze, Politecnico di Milano e Università Bocconi con due ciascuno, e Scuola Normale Superiore con una.

Accanto al vertice assoluto, l’Italia registra ulteriori risultati di particolare rilievo: il Politecnico di Milano è 6° in Architettura / Ambiente costruito, l’Università Bocconi è 9ª in Marketing, la Scuola Normale Superiore è 10ª in Lettere classiche e Storia antica, l’Università Iuav di Venezia è 14ª in Storia dell’arte, il Politecnico di Torino è 18° in Architettura / Ambiente costruito e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è 19ª in Archeologia.

Nel loro insieme, questi risultati identificano con nettezza alcune aree di forza del sistema italiano nel confronto globale: studi classici, architettura, arte e design, archeologia e specifici ambiti delle scienze economiche e sociali.

Si tratta di settori che contribuiscono in modo determinante alla reputazione internazionale del Paese, valorizzando l’intreccio tra tradizione culturale, capacità progettuale, patrimonio e qualità della ricerca.

L’analisi per fasce di vertice consente di leggere con maggiore precisione la distribuzione della performance italiana.

Nella top 20 mondiale, Università Bocconi e Politecnico di Milano guidano il Paese con quattro presenze ciascuno, seguiti da Sapienza con tre.

Completano il quadro il Politecnico di Torino con due presenze e, con una presenza ciascuno, l’Università di Bologna, la Scuola Normale Superiore e l’Università Iuav di Venezia.

Nella top 50, il Politecnico di Milano si colloca al primo posto tra gli atenei italiani con 10 presenze, convertendo in risultati di fascia alta il 38% del proprio totale.

Seguono l’Università di Bologna con nove, quindi Sapienza e Politecnico di Torino con sei ciascuno, e Università Bocconi con cinque.

Il dato segnala con particolare evidenza la capacità del Politecnico di Milano di concentrare la propria presenza in aree di eccellenza globale, distinguendosi per intensità della performance oltre che per qualità del posizionamento.

Nella top 100 mondiale, infine, emergono con forza anche la continuità e la profondità della presenza italiana.

Bologna e Sapienza registrano entrambe 26 presenze, il dato più elevato a livello nazionale, seguite dal Politecnico di Milano con 15, dall’Università di Padova con 12, dal Politecnico di Torino con 10 e, con otto ciascuno, da Università Bocconi e Università degli Studi di Milano.

Nel complesso, i risultati del 2026 delineano un sistema universitario nazionale che si distingue per massa critica, articolazione disciplinare e capacità di esprimere punte di eccellenza altamente competitive.

Bologna si conferma l’ateneo leader per ampiezza della presenza; Sapienza firma il risultato italiano di maggior prestigio; il Politecnico di Milano emerge come l’ateneo con la più marcata concentrazione di performance d’élite.

È da questa combinazione di scala, continuità e specializzazione che deriva oggi la forza internazionale dell’università italiana: una forza che non si esaurisce nel prestigio di singoli casi, ma che riflette la consistenza complessiva di un sistema capace di proiettare nel contesto globale la qualità della propria tradizione accademica e della propria ricerca.

Le scienze della vita e la medicina e le scienze naturali sono in testa a pari merito con 152 voci ciascuna.

Le scienze sociali e la gestione contribuiscono con 143 voci, le arti e le discipline umanistiche con 123, mentre l’ingegneria e la tecnologia — l’area più piccola — ne conta comunque 101.

Si tratta di un profilo altamente equilibrato.

L’Italia viene spesso associata a materie come Lettere classiche, Archeologia, Storia dell’arte e Architettura, che rimangono molto importanti e garantiscono alcuni dei risultati migliori del Paese.

Ma la distribuzione delle facoltà mostra che la presenza dell’Italia nelle classifiche si basa in misura altrettanto significativa sulle scienze, sulla medicina e sulle scienze sociali.

Con 304 voci complessive tra Scienze della vita e medicina e Scienze naturali, quasi la metà di tutte le presenze italiane proviene da queste due aree sole — conferendo all’Italia un profilo disciplinare molto più completo e contemporaneo di quanto una visione limitata del patrimonio culturale potrebbe far supporre.

La medicina è l’area disciplinare più rappresentata, con 38 Atenei italiane classificate, in aumento rispetto alle 33 del 2025.

Seguono le scienze biologiche (31), la fisica e l’astronomia (27) e l’informatica e i sistemi informativi (26).

Nelle discipline umanistiche, le lettere classiche e la storia antica e l’archeologia — due delle materie di punta dell’Italia a livello globale — contano 16 Atenei ciascuna, guidate in entrambi i casi dalla Sapienza.

L’Architettura / Ambiente Costruito è guidata dal Politecnico di Milano al 6° posto a livello globale, il miglior piazzamento individuale nel Paese per l’architettura.

L’Università Bocconi continua a guidare l’Italia nelle discipline economiche, classificandosi al 9° posto in Marketing e al 10° in Economia e Management.

L’Università Luiss è al primo posto in Italia in Scienze Politiche e Studi Internazionali, al 23° posto.

L’Istituto Universitario Europeo contribuisce con cinque voci nella top 100 nelle materie di scienze sociali, riflettendo il suo profilo internazionale e l’ e di specializzazione.

Nel campo emergente della scienza dei dati e dell’intelligenza artificiale, l’Italia è passata da tre Atenei classificate nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto.

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