In Sardegna non si aspetta il 18 maggio. Chi, tra uomini e donne, volesse tagliarsi i capelli in anticipo rispetto all via ufficiale deve però recarsi ad Olbia. Certo, c’è la distanza sociale, una lunga lista d’attesa, numero chiuso giornaliero di clienti, ma la corsa alla normalità è già iniziata. A deciderlo il sindaco della città della Gallura, Settimo Nizzi che ha voluto dare un segnale dopo aver recepito la delega di responsabilità fissata dall’ordinanza del 2 maggio scorso firmata dall governatore Christian Solinas. Il primo cittadino ha così riaperto negozi di abbigliamento, calzature e altro, ma soprattutto dei cosiddetti servizi per la cura della persona. “Finalmente si riparte, qualcuno la vede diversamente ma noi abbiamo deciso di partire – così Antonio Perseo, titolare di un salone di Olbia – siamo in sei, ma per garantire la distanza tra un cliente e l’altro lavoriamo quattro alla volta – spiega – da un mese abbiamo aperto la lista e dopo l’ordinanza di Nizzi abbiamo fissato gli appuntamenti. L’agenda è piena per un mese”.
Stessa cosa per tre fratelli proprietari di un negozio di parrucchiere. “Ci siamo organizzati bene e per fortuna abbiamo un negozio grande, possiamo rispettare le distanze pur lavorando in cinque contemporaneamente – dicono Ivan, Antonio e Valentina – dopo l’ordinanza di Nizzi abbiamo preso gli appuntamenti. Temevamo che ci potesse essere un rinvio, ma ci siamo fatti trovare pronti”. “Qua è ancora tutto fermo – spiega Paola Curreli, parrucchiera in un centro commerciale – perciò facciamo orario ridotto rispetto a prima, quando aprivamo dalle 9 alle 21. Lavoriamo in sicurezza, ma tra mascherine e altre protezioni è impossibile lavorare più di un certo tempo consecutivamente – sottolinea – perciò ci alterniamo: tre alla volta e turni di quattro ore”.
Manuela Del Moro altra proprietaria è al settimo cielo. “Siamo contente, speriamo bene. Seguiamo le indicazioni del Comune – aggiunge – lavoriamo in due e facciamo entrare solo i clienti da servire, secondo la lista d’attesa”. Titubante, invece, Anna Fiorino, di un centro nel comune gallurese. “Purtroppo non si sa cosa fare – afferma – ognuno dice la sua, Nizzi dice che si può aprire, altri dicono di no. Nel frattempo ci si ferma e tra sanificazioni e altre prescrizioni passa l’intera giornata. Comunque – conclude – non è una bella situazione, è una ferita che resterà aperta – commenta – molti colleghi hanno scelto di chiudere una volta per tutte, le spese erano insostenibili e gli aiuti solo uno specchietti per allodole”.








