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Trump favorisce l’Europa, ma l’Europa non se ne accorge | L’analisi di Marco Travaglio

Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sostiene che Donald Trump, talvolta, finisca per favorire l’Europa, ma che le classi dirigenti europee non sappiano cogliere queste occasioni.

In passato, osserva, avrebbero dovuto sostenerlo nel tentativo di fermare la guerra tra Russia e Ucraina spingendo Kiev a negoziare, smettendo di armarla e di illuderla sulla vittoria; al contrario, avrebbero dovuto opporsi alle sue richieste su dazi, aumento della spesa Nato al 5% del Pil, acquisto di gas americano a prezzi più elevati e forniture militari agli ucraini, che invece sono state accettate.

Oggi, prosegue, Trump annuncia il ritiro di migliaia di soldati statunitensi dalle basi in Europa — a partire da Germania, Italia e Spagna — e la sospensione dell’invio di missili destinati alla Germania, decisioni accolte negativamente dall’Unione Europea ma che, secondo l’autore, andrebbero sostenute.

Il ritiro, tuttavia, non riguarderebbe tutte le strutture: resterebbero attive le reti di basi funzionali a operazioni non Nato, cioè a interventi militari statunitensi esterni, che continuano a coinvolgere indirettamente i Paesi europei.

Secondo Travaglio, una riduzione della presenza militare americana permetterebbe all’Europa di liberarsi da questi vincoli, rivedere gli impegni Nato e costruire una difesa autonoma con un esercito comune, superando la frammentazione attuale e i costi elevati.

In questo quadro, l’Europa potrebbe anche riavviare relazioni energetiche con la Russia e commerciali con Cina e Paesi emergenti, oggi limitate.

L’editoriale conclude che eventuali Paesi intenzionati a proseguire il confronto con la Russia — come Ucraina, Polonia e Paesi baltici — dovrebbero farlo autonomamente, senza trascinare l’intero continente, indicando così la necessità per l’Europa di ridefinire in modo indipendente le proprie scelte strategiche.

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