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Trump e l’attacco alle posizioni politiche di Papa Leone | L’analisi di Franco Garelli

Sulla Stampa anche Franco Garelli analizza il nuovo attacco di Donald Trump a papa Leone XIV, sostenendo che, oltre alle provocazioni abituali del presidente americano, emergano accuse politiche e ideologiche più profonde rivolte al Pontefice.

La prima riguarda la posizione del Papa sulla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo Garelli, Trump accusa Leone XIV di non comprendere il pericolo rappresentato dal programma nucleare iraniano e di favorire indirettamente Teheran attraverso i continui appelli alla pace e le critiche ai conflitti in corso.

Nel mirino vi sarebbe anche la Dottrina sociale della Chiesa, giudicata dal presidente troppo “buonista”, sbilanciata sui principi morali e poco efficace di fronte agli equilibri geopolitici.

Trump sostiene che non possa esistere pace se l’Iran dispone dell’arma atomica e arriva ad attribuire al Papa una frase mai pronunciata, secondo cui Leone XIV considererebbe accettabile un Iran dotato di bomba nucleare.

Garelli interpreta questo passaggio come un tentativo di mettere il Pontefice sotto pressione e di presentarlo come distante dalla linea americana. Secondo l’autore, Trump considera ormai anche il Vaticano parte di quell’Occidente che rifiuta di seguire pienamente gli Stati Uniti nella nuova guerra e che non condivide la strategia americana contro Iran, Russia e Cina.

L’immagine della “pace disarmata e disarmante” proposta da Leone XIV verrebbe quindi letta dalla Casa Bianca come segno di debolezza e disimpegno.

La seconda accusa riguarda i rischi che, secondo Trump, le posizioni del Papa farebbero correre al mondo cattolico e all’Occidente cristiano.

Garelli osserva che il riferimento è ambiguo: da un lato richiama le tensioni tra amministrazione americana e istituzioni cattoliche impegnate nell’accoglienza degli immigrati, private di finanziamenti pubblici; dall’altro sembra evocare la richiesta di un maggiore schieramento dell’Occidente cristiano contro l’Iran.

L’editoriale si conclude sostenendo che Trump soffra l’isolamento politico e il fatto di non riuscire ad avere dalla propria parte né il Papa né una parte significativa del mondo cattolico.

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