Ricordando le dispute del periodo del governo gialloverde in merito alle politiche di bilancio, l’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha approfondito le reazioni polemiche alle raccomandazioni della commissione europea sulla conduzione della politica di bilancio italiana odierne.
«La politica di bilancio effettivamente adottata permise, con una manovra di bilancio non banale, di evitare procedimenti di infrazione e di riconquistare la fiducia dei mercati (alla fine del luglio 2019 lo spread era già tornato a livelli accettabili e inferiori a quello attuale). Il deficit conseguito fu il più basso del decennio precedente, il surplus primario migliorò e anche migliorò di poco il rapporto debito/Pil. Il tutto avvenne in una fase di rallentamento dell’economia, sia italiana sia europea» spiega Tria nel suo commento sulle pagine del Sole 24Ore. «Oggi sono sospese le regole fiscali del Patto di stabilità e crescita e saranno con ogni probabilità rinviate di un ulteriore anno. Stiamo usufruendo del Next Generation Eu nella misura massima consentita, e non eravamo obbligati a farlo».
«Ma il mondo è cambiato soprattutto perché i leader europei oggi più influenti, a partire da Macron e Draghi, hanno dichiarato: 1) che le regole fiscali europee sono sbagliate, lo erano anche prima della pandemia e per questo motivo hanno danneggiato l’economia europea; 2) che queste regole devono essere cambiate, così come le politiche economiche, e che bisogna trovare una via d’uscita per il debito accumulato e, infine 3) che i Trattati dovrebbero essere rivisti per porre fine alla regola dell’unanimità che blocca l’Unione europea nella sua capacità operativa. I primi due punti, pur non avallando certo le posizioni antieuro che tuttavia oggi sono ormai molto isolate, fanno giustizia dei molti attacchi ricevuti da chi sosteneva da tempo le stesse cose e veniva per questo tacciato di euroscettico. Oggi» conclude Tria «molti tabù europei possono essere affrontati grazie anche alla credibilità del presidente del Consiglio».








