Sul Corriere della Sera, Antonio Polito descrive un sistema politico italiano apparentemente immobile ma potenzialmente instabile.
I partiti celebrano i risultati dei ballottaggi, ma l’astensione sfiora ormai la metà dell’elettorato e, secondo l’autore, il quadro politico non offre vere prospettive di cambiamento.
Il contrasto più evidente è quello tra la vitalità della società e la debolezza della politica.
L’economia continua a reggere grazie alla rete di imprese, soprattutto piccole e medie, che lavorano e investono senza attendere soluzioni dalla politica.
Se l’Italia riuscirà a mantenere una crescita del Pil intorno allo 0,7%, sostiene Polito, sarà soprattutto merito di questo tessuto produttivo.
Il sistema politico, invece, appare paralizzato.
Nonostante la durata record dell’attuale maggioranza, il governo fatica perfino a completare nomine istituzionali importanti, come quelle di Consob, Antitrust e Rai.
Centrosinistra e centrodestra sono entrambi attraversati da problemi interni: il primo manca ancora di una struttura, di un programma e di una leadership condivisa; il secondo rischia tensioni centrifughe che potrebbero indebolire l’equilibrio del bipolarismo.
Polito avverte che, se dalle prossime elezioni non emergesse una maggioranza chiara, la situazione potrebbe diventare critica.
In passato i partiti hanno trovato accordi parlamentari anche molto eterogenei; oggi, però, le principali forze politiche escludono governi tecnici o larghe coalizioni.
Da qui il rischio di uno stallo istituzionale e di nuove elezioni ravvicinate.
L’autore individua alcune cause nella struttura costituzionale italiana e nella difficoltà di riformarla.
Per questo propone almeno un accordo su una nuova legge elettorale, considerata un elemento decisivo della “Costituzione materiale” del Paese.
Chiede inoltre una convergenza su politica estera e indipendenza energetica, temi che dovrebbero essere sottratti alla conflittualità quotidiana.
In vista delle prossime elezioni generali, conclude, il sistema politico dovrebbe usare il tempo disponibile per recuperare credibilità e senso dell’interesse nazionale.








