Una crisi idrica senza precedenti costringe il Canale di Panama a rivedere i flussi giornalieri.
È un altro duro colpo alle catene di approvvigionamento globali.
A lanciare l’allarme è Ilya Espino de Marotta, alla guida dell’Autorità del Canale di Panama (ACP), che in un’intervista al Financial Times prefigura uno “scenario peggiore” in cui i transiti giornalieri potrebbero crollare ad appena 27 navi.
La media standard oggi è di 36 passaggi, con picchi fino a 40, ma i nuovi standard saranno addirittura inferiori alla quota, già ridotta, di 32 fissata per metà settembre.
Nel 2023 si è registrato il minimo storico di 22 transiti, ma la pressione resta comunque altissima.
La rotta strategica di 50 miglia che unisce l’Atlantico al Pacifico e muove oltre il 3% del commercio mondiale è finita nella morsa di un cambiamento climatico che rende le stagioni secche sempre più frequenti e aggressive, ponendo criticità ormai “ogni tre anni circa”.
I modelli dell’ACP si basano sulle precipitazioni del 1997, l’anno più asciutto mai registrato per il canale.
Una paralisi che si inserisce in un contesto geopolitico già incandescente.
La crisi del canale va a sovrapporsi alle tensioni nello Stretto di Hormuz legate al conflitto Usa-Iran, arrivate tre anni dopo gli attacchi Houthi nel Canale di Suez.
L’effetto sui costi è stato devastante: le aste giornaliere per attraversare le chiuse standard e quelle grandi sono schizzate dai prezzi di gennaio e febbraio, pari rispettivamente a 66.150 e 253.180 dollari, a cifre record fino a 478.750 e 1,25 milioni di dollari.
Per evitare il collo di bottiglia, molte navi preferiscono circumnavigare l’Africa o l’America del Sud, rotta alternativa che aggiunge circa 110 dollari al costo standard di spedizione (pari a 280 dollari per tonnellata metrica).
Per blindare il futuro della via d’acqua, la strategia dell’ACP guidata da Espino de Marotta punta su due mega-progetti: un gasdotto per GPL e un nuovo bacino idrico da 1,6 miliardi di dollari sul fiume Rio Indio, che sarà pronto entro il 2032 con una capacità di stoccaggio stimata tra i 10 e i 15 transiti al giorno.
L’opera richiede però il difficile dialogo sociale e il risarcimento di circa 500 famiglie nell’arco di 4-5 anni, un processo guidato con cautela dopo le accese proteste del 2023 che avevano portato alla chiusura della più grande miniera di rame del Paese.








