La variante Omicron determinerà la fine della pandemia? A riflettere sulla questione è Eugenia Tognotti, che sottolinea il clima di incertezza che aleggia tuttora sull’emergenza sanitaria. «Sarebbe illusorio aspettarsi, ora come ora, una risposta univoca alle domande sul passaggio che stiamo attraversando nel tunnel pandemico» afferma «è giusto prepararsi a trattare il Covid-19 come una malattia endemica come l’influenza e il raffreddore? O è troppo presto per illudersi che il mondo stia entrando in una fase endemica del Covid, in presenza di un virus che – in alcuni Paesi – si sta rapidamente evolvendo, ponendo nuove sfide?».
«Per farsi un’idea della varietà delle previsioni e delle analisi in campo» sottolinea «è sufficiente una non distratta ricognizione dei pronunciamenti di virologi, immunologi, infettivologi, storici di pandemie del passato, economisti sanitari, esperti di salute globale, autorità sanitarie di vari paesi», scrive su La Stampa.
«Aveva acceso molte speranze già dal promettente titolo – “Il Covid continuerà, ma la fine della pandemia è vicina” – l’articolo pubblicato il 19 gennaio dall’autorevole rivista medica Lancet. Condivise da diversi responsabili di sanità pubblica, in particolare nei Paesi come Spagna, Inghilterra, Irlanda, Danimarca, che hanno fatto la scelta di iniziare a far fronte e a curare Covid-19 come altre malattie endemiche come l’influenza stagionale, le posizioni di chi lascia intravedere a popolazioni stremate, una fine vicina o vicinissima della pandemia, vengono però messe in discussione».
«Anche su cosa dobbiamo aspettarci dal virus diventato endemico i pareri sono discordi. Virologi ed epidemiologi parlano una lingua diversa. “Covid-19. Endemico non significa innocuo” è, per dire, il titolo di un articolo di un virologo evoluzionista, Aris Katzourakis su Nature, rischiano di portare fuori strada e di incoraggiare i politici a cullarsi nel non programmare per gli anni a venire. In conclusione, l’unico elemento che possiamo dare per certo – anche se non accettato da tutti – è il fatto che il ceppo Omicron ha spostato l’Europa in una fase diversa della pandemia. Con questo presagio di speranza» conclude l’editorialista «non resta che aspettare, di uscire, finalmente dal purgatorio a cui ci ha condannati la “tempesta perfetta” della pandemia».
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