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Tasse: 11 milioni di cittadini non pagano nulla. Il peso è tutto su dipendenti e pensionati | L’analisi

I redditi da lavoro dipendente e da pensione costituiscono l’84,6% del reddito complessivo dichiarato.

Mentre 11,3 milioni di “contribuenti” non versano neanche un euro di Irpef.

E i due terzi dell’Irpef sono a carico di chi dichiara oltre 35 mila euro di reddito, meno di un quarto dei contribuenti totali.

Le dichiarazioni dei redditi sono quelle nuove, del 2025, ma il panorama desolante che l’analisi del Mef ne restituisce è quello di tutti gli anni, e cioè di un Paese in cui il peso del fisco è addossato quasi esclusivamente a una quota di contribuenti specifica, che non hanno altra scelta se non quella di pagare per tutti, o quasi, visto che percepiscono redditi che prevedono la trattenuta fiscale alla fonte.

Nel complesso i redditi dichiarati sono cresciuti, e in misura ben superiore all’aumento del Pil, che nel 2024 si è fermato al più 2,8% in termini nominali e più 0,8% in termini reali.

Il reddito complessivo dichiarato ammonta a oltre 1.076 miliardi di euro, 48,6 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 4,7%.

Il reddito medio raggiunge i 25.820 euro, anche in questo caso in crescita del 4% rispetto alle dichiarazioni del 2024.

Ma permangono le fortissime differenze per tipologia di lavoratore, e per Regione.

Nel primo caso, il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 24.250 euro, quello dei pensionati a 22.390 euro, mentre reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 67.510 euro.

Gli imprenditori (titolari di ditte individuali) guadagnano in media meno della metà, 28.550 euro.

Il reddito medio da partecipazione in società di persone risulta di 23.080 euro, ma gli analisti del Mef ricordano che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva, non all’Irpef.

Grandi distanze tra le Regioni:

  • in cima c’è la Lombardia con 30.200 euro, seguita dal Trentino Alto Adige e dall’Emilia Romagna;
  • le Regioni con i redditi medi più bassi si confermano quelle del Mezzogiorno: in fondo la Calabria con 19.020 euro, seguita da Molise, Puglia, Sicilia e Basilicata.

La distribuzione del pagamento dell’Irpef continua a essere estremamente squilibrata, come negli anni passati.

Il reddito da lavoro dipendente con una percentuale del 54,4% rappresenta la quota principale di quell’84,6% di Irpef versato da lavoratori e pensionati.

L’imposta netta dichiarata ammonta a 197,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9%, ma non fa capo a tutti i 42,8 milioni di contribuenti che hanno presentato la dichiarazioni, ma solo a 34,1 milioni di soggetti, perché oltre 8,7 milioni di soggetti dichiarano un’imposta pari a zero.

Si arriva poi a oltre 11,3 milioni di contribuenti che non versano nulla aggiungendo anche chi compensa il dovuto.

Tra chi versa l’Irpef, c’è un primo gruppo di redditi fino a 35 mila euro, la stragrande maggioranza dei contribuenti, il 76,6%: dichiarano il 34,9% dell’imposta netta totale.

A farsi carico del rimanente 65,1% è solo il 23,4% di chi presenta la dichiarazione dei redditi.

All’interno di questo gruppo, c’è una quota di reddito compreso tra i 35 mila e i 70 mila euro che si sobbarca un terzo dell’imposta totale, il 32,1%.

Andando oltre, c’è una piccola avanguardia con un reddito complessivo superiore a 300 mila euro (lo 0,2% dei contribuenti) che dichiara il 6,6% dell’imposta netta, in calo rispetto al 7,1% del 2023.

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