Sul Corriere della Sera, Danilo Taino elogia Mario Draghi, definendolo «un maestro di Realpolitik», alla luce di alcune sue recenti iniziative inattese, addirittura sorprendenti. Come l’aver dato consapevolmente del “dittatore” al presidente turco Erdogan: «un calcio negli stinchi a nome di molti governi dell’Unione europea. Allo stesso modo, anche l’impegno a portare da Londra a Roma la finale degli Europei, annunciato lunedì scorso, è un calcio agli stinchi di Boris Johnson. Anche questo inaspettato e poco ortodosso e portato a un leader vissuto come avversario (ben diverso da Erdogan) della Ue».
Secondo Taino, «Draghi, forte della sua esperienza a capo della Bce, è consapevole che – mentre Angela Merkel si appresta a lasciare la scena, in autunno, ed Emmanuel Macron è alle prese con una difficile riconferma elettorale – l’Italia, terza economia della Ue, ha la possibilità e il dovere di dare il massimo contributo di guida. Lo può fare perché il suo quadro di governo per ora non ha scadenze elettorali, perché i partiti sono in stato di semi-sospensione e soprattutto perché ha un premier in grado di sviluppare iniziative ed essere preso sul serio a livello internazionale. Draghi sa di poter contare su questi punti di forza. Si può discutere nel merito il suo approccio a Erdogan e a Johnson».
«Ma non è questo il problema nella logica della Realpolitik. Francia e Germania sono bloccate, faticano a tenere unita la Ue. Cade dunque su Draghi l’onere di fare sapere al mondo che l’Europa c’è, mostrando qualche muscolo, in una fase internazionale confusa tra le più delicate. Non scontato per un Paese che negli ultimi decenni ha mostrato poca capacità di politica estera e scarso impegno serio in Europa. Ma in un mondo in cui è tornata la Realpolitik, è Draghi il realista del momento».








