L’Europa ancora non ha trovato una soluzione unitaria per contrastare la crisi energetica. «La Commissione Ue» spiega Davide Tabarelli «ha detto no al tetto al prezzo a tutto il mercato, mentre vuole metterlo solo sulla Russia. Scelta politica, ritorsione, che poco ha a che fare con l’economia, perché non riduce i prezzi delle bollette, visto che dalla Russia ormai non importiamo più nulla. Così, dopo un anno dalla prima proposta dell’Italia, nulla è cambiato. Aveva un senso allora, perché, per quanto difficile, il tentativo avrebbe avuto più possibilità di successo. Il prezzo va sempre accettato anche dai venditori, altrimenti si finisce in contenzioso, dove i compratori possono facilmente trovarsi a pagare penali dell’ordine di decine di miliardi di dollari».
«Chi impone il prezzo deve essere in condizione di forza, ma ora l’Europa è il compratore più debole mai visto al mondo. Un anno fa i prezzi erano a 80 euro/MWh e i venditori, anche loro sbalorditi da valori quattro volte superiori al normale, avrebbero potuto accettare un tetto a 80, addirittura a 100, ma oggi? Dopo che abbiamo toccato i 346 euro il 26 agosto e mentre viaggia in questi giorni a 180-200? Allora potevamo fare leva su due principi da sempre condivisi nell’industria del gas», scrive Tabarelli sul Sole 24 Ore.
«Il primo che il prezzo deve sempre riflettere il valore per i consumatori finali e questo, in condizione di guerra, non può essere misurato. Il secondo è che non è nell’interesse di chi vende che il compratore sia strozzato. Oggi, i venditori, nel caso, avrebbero troppi problemi a spiegare ai propri Stati perché accettino un tetto mettiamo a 100, o a 200, quando è stato oltre i 300, per di più imposto dall’Europa, il compratore che si vanta di dire che il gas non è sostenibile e che deve essere abbandonato. La Commissione, invischiata nella regolazione, non vuole, non può abbandonare la fede nel dio mercato che, invece, contagiato dalla follia della guerra, non fa altro che esprimere quotazioni assurde».








