L’economia dello spazio cresce a ritmi sostenuti e vale ormai oltre 600 miliardi di dollari a livello globale, ma l’Europa rischia di restare indietro non sul piano tecnologico, bensì su quello degli investimenti e della massa critica industriale.
È l’allarme lanciato dal presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, in un’intervista a La Stampa, nella quale individua nella dipendenza dalle materie prime critiche – in gran parte controllate dalla Cina – uno dei principali fattori di vulnerabilità strategica per l’Unione europea.
“L’industria aerospaziale europea non è indietro sulla tecnologia ma sugli investimenti” – spiega Pontecorvo.
“La dipendenza di materie prime critiche dalla Cina può condizionare lo sviluppo del settore sia per l’Unione europea che per gli Stati Uniti.”
Secondo il presidente di Leonardo, la Space Economy ha raggiunto nel 2023 “circa i 613 miliardi di dollari in tutto il mondo”, con il settore commerciale responsabile del “78% della crescita totale”.
A trainare il comparto sono oggi soprattutto “le operazioni di mercato e la logistica commerciale”.
In questo contesto, la recente conferenza ministeriale di Brema ha segnato un punto di svolta, con “un finanziamento record per l’Agenzia spaziale europea di circa 22 miliardi per i prossimi 3 anni”.
Nonostante ciò, il peso europeo resta limitato: “Oggi l’Europa a livello globale conta tra il 15 e il 18% degli investimenti istituzionali, certamente meno di Stati Uniti e Cina, che è una potenza emergente”.
Un dato che non cancella però le eccellenze continentali.
“Vi sono aree di assoluta eccellenza per l’Europa e l’Italia, come l’osservazione della Terra, la navigazione satellitare con il programma Galileo di seconda generazione e le comunicazioni sicure.
Stiamo cominciando anche a utilizzare la tecnologia quantistica.”
Sul ruolo dell’Italia, Pontecorvo respinge l’idea di un ritardo strutturale: “Non direi.
Siamo omogeneamente all’avanguardia nelle tecnologie.
Sull’osservazione della Terra siamo avanti agli altri.”
E rivendica i risultati industriali più recenti: “Abbiamo appena inaugurato una Smart Space Factory, presentata dal presidente Mattarella in autunno, che produrrà circa un centinaio di satelliti all’anno.”
Una competitività che si fonda su una filiera nazionale solida: “Non c’è alcun dubbio.
Il settore spaziale italiano è cresciuto moltissimo.”
Un ecosistema composto da grandi gruppi e Pmi altamente specializzate: “Circa l’80-85% delle componenti che mettiamo nei nostri satelliti viene prodotto in Italia.”
“Come europei bisognerà avere la massa critica attraverso il consolidamento dell’industria spaziale” – sottolinea Pontecorvo.
Una direzione già intrapresa da Leonardo: “Il consiglio di amministrazione di Leonardo a novembre ha autorizzato il nostro delegato ad avanzare nelle trattative con Thales e Airbus per costruire un gigante europeo, mostrare la strada all’integrazione europea senza la quale nessuno di noi può farcela da solo.”
Ma il nodo più delicato resta quello delle risorse: “Quello che mi preoccupa maggiormente è la dipendenza dalle materie prime critiche cinesi.”
Un rischio sistemico: “Sono quasi tutte in mani cinesi e quello dovrà cambiare.
Se Pechino volesse chiudere i rubinetti, molti avrebbero grossissime difficoltà a produrre.”








