“Con la definizione del nuovo quadro programmatico di bilancio attraverso il DEF, l’azione di governo arriva a una strettoia difficile. La parola chiave non può che essere una: prudenza.
Sappiamo che l’economia si sta fermando, se già non si è fermata. E tuttavia non si possono accogliere le richieste di sfondamento degli obbiettivi di bilancio portate avanti dai partiti, al massimo qualche marginale aggiustamento”.
Lo sostiene Stefano Micossi in un editoriale sul magazine digitale InPiù.net
“Non si può neanche seguire la richiesta di compensazione completa a famiglie e imprese dei maggiori costi dell’energia; si dovrà trovare una linea intermedia per sostenere i meno abbienti e moderare gli incrementi di prezzo, come già il governo sta facendo.
Sapendo che, nella misura in cui gli aumenti di prezzo delle fonti di energia siano permanenti, dovremo ridurre i consumi di energia quanto possibile e quanto più rapidamente possibile, perché il bilancio pubblico non potrà per sempre sussidiare gli acquisti di energia.
Sapendo anche che, se la Russia non smette di sparare in Ucraina, non potremo continuare a lungo ad acquistare il loro gas e il loro petrolio. L’obiettivo prioritario, al riguardo, è quello di assicurare gli approvvigionamenti di gas per il prossimo inverno; l’elevato livello dei nostri stoccaggi ci mette in una posizione relativamente buona anche rispetto ai partner europei.
Quello che per adesso non vedo è un autentico sforzo di coordinamento al livello europeo sul tema degli acquisti, degli stoccaggi e dei freni all’incremento dei prezzi. Non possiamo andare in ordine sparso su questi temi, ci costerebbe caro”.
“Un altro tema da affrontare riguarda l’attuazione del PNRR nelle mutate condizioni dei prezzi e dell’inflazione. Anche qui la prudenza è d’obbligo. Riaprire il contratto sottoscritto con la Commissione europea mi sembra un’idea balzana: si toglierebbe il tappo a un vaso di Pandora di richieste che potrebbe compromettere l’intero Piano nazionale e l’arrivo di quei fondi.
Anche qui l’Italia non è in condizione di compensare tutti gli aumenti di prezzo con maggiori fondi dal bilancio pubblico per la semplice ragione che abbiamo già spinto gli obbiettivi al massimo finanziabile.
Forse qualche margine di aggiustamento si può trovare nei fondi strutturali europei, purché vi siano sufficiente lucidità e coesione politica tra le forze di maggioranza (davanti allo spettacolo che stanno dando i partiti nelle commissioni parlamentari sulla delega fiscale e la riforma dell’ordinamento giudiziario, non ne sono tanto certo).
In ogni caso, il governo non deve fermarsi nella realizzazione degli obbiettivi concordati, sia sulle riforme che sui progetti già scadenzati. Soprattutto, bisogna smettere di indebolire il presidente del Consiglio con un quotidiano cecchinaggio, bisogna sostenerlo senza retropensieri, sulla guerra, come sulle politiche di bilancio, come sul PNRR. Senza di lui, ci troveremmo in un mare in tempesta senza pilota”.








