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Stefano Lepri (La Stampa): «Per Draghi è irrealistico tornare al Patto di stabilità del 2012»

Nel post pandemia occorre riscrivere il Patto di stabilità. Stefano Lepri sulla Stampa evidenzia questa necessità dal punto di vista nazionale (e non solo): “L’Italia nei fatti dice no al ritorno alle vecchie, severe regole di bilancio europee. Il documento approvato dal governo ieri, la Nadef, prevede che le misure espansive continueranno non solo fino a quando i danni economici della pandemia saranno riparati, ma anche fino a quando non avremo recuperato tutta la crescita che il virus ci ha fatto perdere. È però molto diversa da ciò che vorrebbero gli 8 Paesi “frugali” e la parte più conservatrice della Germania: tornare alle regole del Patto di stabilità versione 2012, magari anzi con sanzioni più stringenti. Secondo Mario Draghi questo è «irrealistico».

Dalle cifre del Tesoro risulta che l’Italia avrebbe potuto nel 2024 riportare il suo deficit pubblico sotto il ben noto limite di Maastricht, il 3% del Prodotto interno lordo del Paese. Ha scelto di non farlo: di permettersi una ventina di miliardi di spese in più o di tasse in meno nel 2022 e nei due anni successivi. Lo scopo è riportare il benessere degli italiani fra tre anni al livello che avrebbe raggiunto se il Covid-19 non fosse mai esistito.

Non siamo soli: allo stato attuale dei programmi dei governi, nell’area euro nemmeno Francia, Spagna, Belgio e Slovacchia intendono rientrare sotto il 3% di deficit nel 2024. Le regole del Patto versione 2012 invece guardano indietro; il passo normale di crescita su cui regolarsi per ciascun Paese è quello del passato, e un ritmo più veloce parrebbe pericoloso. Il presidente fa capire che un ritorno a uno stretto rigore per i bilanci degli Stati può essere accettabile per l’Italia solo se i fondi del Next Generation Eu da temporanei divenissero permanenti.

L’Italia ha espresso con la Nadef una ambizione elevata; il problema è se riuscirà a realizzarla. Quella ventina di miliardi di euro all’anno potrebbe anche essere usata male. I partiti di una maggioranza eterogenea e litigiosa hanno già ciascuno le loro idee – alcune buone, altre cattive – su che farne. Alla peggio, una spartizione secondo le convenienze politiche potrebbe servire a tacitarli: un prezzo da pagare perché il governo vada avanti. Draghi dovrà trovare l’abilità di giostrarsi fra tutte, scegliendo le migliori e cestinando le peggiori”.

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