“Chi intraprende una guerra sa di dover sostenere un danno economico nell’immediato nella speranza di ottenere ampi guadagni dopo”.
Lo scrive Stefano Lepri sulla Stampa sostenendo la necessità di imporre subito un tetto al prezzo del gas: “Non è stato così negli ultimi trent’anni, in cui i mutui vantaggi del commercio hanno di norma prevalso sulle attrattive offerte dalla sopraffazione militare.
Oggi nel mondo siamo tutti impreparati a contrastare una logica di questo tipo. Non lo è solo l’Europa, che per la prima volta ambisce a reagire a una sfida bellica in modo unitario; anche gli Stati Uniti sono più disorientati di quanto sembri.
Nel pianeta ormai globalizzato, è arduo capire perché la Russia sia pronta a giocarsi tutto per conquistare l’Ucraina. Siamo rimasti alla sprovvista perché questo conflitto di moventi economici significativi non ne ha (ne aveva, eccome, anche la II guerra mondiale).
Ancor più ci stupiamo di fronte a una minaccia che pare illogica, interrompere le forniture di gas senza l’incasso delle quali la Russia resterebbe priva di beni indispensabili provenienti dall’estero. Nel breve periodo – osserva l’editorialista – il rapporto di forza è a sfavore dei Paesi europei dipendenti dal metano russo: pur se ora i depositi sono pieni, le misure per approvvigionarsi altrove e per risparmiare non saranno ancora sufficienti a proteggerci il prossimo inverno.
Guardando oltre, siamo più forti noi, perché ci vorranno anni per costruire gli oleodotti necessari a vendere il gas altrove. Sullo sfalsamento di tempi conta Putin: ottenere un successo militare prima che possiamo fare a meno del suo gas, come mostra la chiusura dei rubinetti a Polonia e Bulgaria.
Occorrono dunque mosse che facciano pesare subito la prontezza a rinunciarvi il prima possibile, a cominciare dai piani di razionamento; pur se non è facile, in Paesi democratici dove il consenso degli elettori pesa.
Ci deve sorreggere la certezza che la Russia non ha nulla da offrire. Sarebbe stato meglio aver già stabilito un tetto al prezzo da pagare per il gas russo, come ha proposto Mario Draghi all’Europa, e valutare a quale livello è praticabile porlo. Occorre procedere subito – conclude – per saggiare in concreto i rapporti di forza. È un obiettivo di cui gli italiani possono comprendere il senso”.








