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Stefano Stefanini (ex ambasciatore): «Fermare l’espansionismo di Putin deciderà la sorte dell’Europa dei prossimi 20 anni. L’unica arma da usare è l’embargo del gas»

Il conflitto in Ucraina si ferma solo con lo stop al gas russo. Così Stefano Stefanini, già ambasciatore italiano alla Nato e consigliere diplomatico dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che spiega: “Nello spazio di due giorni l’invasione russa in Ucraina si è strappata i veli. È una guerra di conquista territoriale. La Russia vuol prendersi un bel pezzo del vicino. L’Ucraina non intende farsi da parte, specie dopo le efferatezze perpetrate dalle truppe di Mosca.

Questo non lascia spazio per la pace. Con agghiacciante lucidità il Presidente russo ha gettato la maschera. Non siamo abituati alla logica della guerra. Ci è stata risparmiata per tre quarti di secolo, con l’eccezione della ex-Jugoslavia, dove però fu (faticosamente) isolata e messa a tacere.

Siamo adesso costretti ad affrontarla – scrive sul quotidiano La Stampa – perché il conflitto ucraino vede per protagonista una Russia, grande potenza con armi nucleari in abbondanza, che vuole ridisegnare i pacifici equilibri strategici continentali.

Il fermare o meno l’espansionismo di Putin in Ucraina fa la differenza nella sicurezza in Europa dei prossimi 10-20 anni. Questo impone due domande. La prima su cosa vuole la guerra di Vladimir Putin. La seconda su cosa fare fermarla. La risposta alla prima l’ha data il Presidente russo – va sempre ascoltato per capire cosa aspettarsi dal Cremlino. Dopo l’incontro con l’imitatore bielorusso, Aleksandr Lukashenko, Putin ha detto che i colloqui di pace sono in un «vicolo cieco».

Non ha alcun dubbio che la Russia conseguirà ugualmente i «nobili scopi» in Ucraina – con la guerra. Il Presidente russo non si è risparmiato una frecciata all’Occidente. Il blitzkrieg economico delle sanzioni, ha detto, è fallito. Non è vero, e lo sanno i russi che tirano la cinghia. Le sanzioni hanno un effetto progressivo e cumulativo.

Resta il fatto che solo adesso cominciano a sfiorare il cuore dell’economia russa: le forniture energetiche. Ad agosto scatta l’embargo sul carbone; l’Ue sta mettendo in cantiere quello sul petrolio. Ancora intoccabile però la gallina dalle uova d’oro di Mosca – e cordone ombelicale della macchina da guerra di Vladimir Putin: il gas. Per spezzare la logica della guerra va reciso.

Per le nostre economie, Italia e Germania in testa, è una pillola amarissima da inghiottire. Ma se vogliamo veramente fermare una guerra che altrimenti continuerà ‘metodicamente e con calma’ – conclude Stefanini – bisogna prendere il torio per le corna – con fatti, non parole, come ha fatto il Presidente del Consiglio a Algeri”.

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