La doppia sfida con Cina e Russia. Alberto Simoni, su La Stampa, commenta il nuovo scenario della Nato: «Gli equilibrismi dialettici del comunicato finale della Nato» scrive l’editorialista «smussano appena i toni ma non ne nascondono il senso. Russia e Cina sono “rivali sistemici”: per fronteggiarli insieme, l’Alleanza atlantica vara il “Nuovo Concetto Strategico”. Se la deterrenza e la difesa nei confronti della Russia sono dal 2014 la priorità della Nato, dal 2019 si è aggiunta la Cina».
«Ma è da ieri che Pechino e Mosca vanno ufficialmente a braccetto, accomunati alla voce “rivali e minacce”. In fondo insieme tengono – ricorda Stoltenberg – esercitazioni militari nell’area euro-atlantica. Per affrontare le due autocrazie – definizione sdoganata anche al G7 in Cornovaglia che ha funzionato come antipasto del summit Nato – servirà uno schema duale che riproponga, aggiornata ai tempi e ai mezzi, la “Dottrina della guerra combattuta su due fronti contemporaneamente”, pilastro americano della Guerra Fredda».
«Ma» prosegue Simoni, «è sulla difesa dei valori occidentali che l’Alleanza vuole costruire il suo scudo difensivo. La proiezione politica della Nato – cui l’Italia è tradizionalmente attenta – va di pari passo alla dimensione militare. Se Macron ribadisce che la Nato è un’organizzazione militare, evidenzia anche che il rapporto con Pechino è economico, strategico, tecnologico. E quando Jens Stoltenberg sottolinea che non ci sarà dialogo con Mosca fin quando non rispetterà “diritti e regole”, dice ciò che già il G7 o l’Unione europea o lo stesso Biden ripetono da tempo a Putin, sempre più insensibile e volutamente sordo ai richiami europei».
«Quel che questi giorni di vertici – fra G7 e Nato e in attesa del faccia a faccia Putin-Biden – ci lasciano in eredità è la consapevolezza occidentale che è impossibile sorvolare sullo iato culturale, politico e valoriale fra il blocco russo-cinese e l’Occidente. Cina e Russia si ergono a “stati-civiltà”» conclude il giornalista, «portatori di un sistema assiologico proprio e capaci – per dirla con il politologo britannico Christopher Coker – di sovvertire i modelli liberali. Non significa andare inevitabilmente allo scontro come direbbe Samuel Huntington, ma considerare Pechino e Mosca per quel che talvolta sono:“minacce reali”. È tanto coraggioso quanto realistico».








