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Sergio Romano (ex ambasciatore italiano in Russia): «Gli Usa hanno bisogno di un nemico per giustificare la loro politica. Putin può resistere»

L’ex ambasciatore italiano in Russia Sergio Romano, in una intervista al Quotidiano del Sud, si dice convinto che le sanzioni, per quanto severe e universali possano essere, non indurranno Putin a ritirarsi dall’Ucraina, mentre è certo che colpiranno i ceti più deboli e non “detentori del potere politico o ai ricchi che hanno mezzi e risorse per resistere bene e a lungo”.

E “non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano” e “Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Passe.

Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo”.

E ribadisce: “Ho cercato di dirlo fin dall’inizio che la collocazione che intravedevo come desiderabile per l’Ucraina era quella della neutralità, il Paese doveva diventare neutrale.

C’erano anche ottime ragioni perché l’Unione europea si esprimesse in questi termini, però devo confessare che non avevo fatto i conti con gli Stati Uniti. Non avevo fatto i conti con il fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di un nemico. Hanno bisogno di un grande nemico perché il nemico giustifica la loro politica, la loro politica delle armi, la loro industria delle armi.

Quelle grandi industrie militari della California che cosa farebbero se non ci fosse un nemico?”. E assicura che “l’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa.

Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile” e “la Nato è un’organizzazione creata per contrastare la Russia; ma la guerra fredda è finita, o almeno dovrebbe esserlo, e invece si vuole ancora conservare uno strumento di quei tempi: deve essere sciolta o incaricata di obiettivi diversi, utilizzata in altro modo. Putin sa bene che l’Unione Sovietica, appartiene al passato”.

L’Unione europea ha fatto troppo poco per favorire i negoziati tra Kiev e Mosca? “Perché, forse gli Stati Uniti hanno fatto di più? L’Unione europea si è mossa con moderazione e fermezza con la condanna dell’invasione russa, tenendo aperto il canale del dialogo diretto, adottando sanzioni, fornendo aiuti militari a Kiev e dando sostegno umanitario ai profughi. Cos’altro poteva fare? Un coinvolgimento diretto nella guerra non soltanto non è auspicabile, ma peggiorerebbe le cose”.

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