Meccanismo Europeo di Stabilità. Ovvero il Mes, croce e delizia delle discussioni politiche ed economiche degli ultimi tempi. Intervistato da Il Sole 24 Ore, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli dice la sua. Il Mes dovrebbe cambiare nome, perché oggi è stato trasformato in un’altra cosa e non c’e’ più un rischio per la sovranità costituzionale dell’Italia. L’auspicio – ha continuato – è che le risorse siano utilizzate al meglio: abbiamo vari esempi di regioni che non riescono a spendere fondi europei. Le fonti di finanziamento sono molteplici: i fondi crescenti della Bce per l’acquisto dei titoli di Stato che contribuiscono a calmierare il costo del debito italiano; i fondi Bei; il Sure per finanziare la cassa integrazione; il Recovery fund finalizzato a progetti di sviluppo”.
“Il negoziato svolto dall’Italia, con l’impegno del commissario Paolo Gentiloni e del ministro Roberto Gualtieri, ha trasformato il vecchio accordo in un’iniziativa di emergenza che io definisco ‘non più Mes’ e che, a quanto risulta, non ha più le condizionalità che aveva in precedenza, ma serve solo per spese per la sanità pubblica. Per questo motivo – ha ribadito – dovrebbe essere ora escluso ogni rischio per la sovranità costituzionale dell’Italia”.
Entrando nello specifico. “La necessità di interventi per ammodernare le strutture sanitarie esistenti e per diffonderle sul territorio mi sembra evidente – ha detto Patuelli – questi fondi avrebbero la forma di un prestito decennale con un tasso dello 0,10% (solo il primo anno è previsto lo 0,25%). L’Italia pagherebbe un tasso irrisorio, per poi restituire 10 anni dopo un importo inferiore al prestito, perché l’inflazione sarà certamente superiore”.
“L’Abi – ha continuato Patuelli – ha anche la speranza che utilizzando questi fondi si possa ridurre o sospendere a lungo anche l’Irap, un balzello inizialmente destinato alla sanità pubblica”. Una sentenza della Corte tedesca di Karlsruhe ha ritenuto sproporzionati i programmi di acquisto della Bce. “è rispettabile, ma si basa su una Ue che sta crescendo pur restando inchiodata ai plebisciti francesi e olandesi che 10 anni fa impedirono di darle una costituzione. La Ue è nel frattempo cambiata – ha detto – ma si deve dare una carta costituzionale comune e in essa definire la gerarchia delle fonti del diritto e dunque delle responsabilità delle singole Corti. Superata la fase emergenziale – ha detto Patuelli – mi auguro che la Ue possa dare un impulso a una tematica che non costa nulla. Indispensabile anche arrivare alla redazione di testi unici europei su materie come quella fiscale e bancaria”.
A proposito delle dichiarazioni del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha riconosciuto come, con le norme attuali, sulle banche gravano responsabilità penali se non eseguono l’analisi di merito di credito anche per i prestiti garantiti dallo Stato, “quando ho letto la pagina 19 della relazione – ha affermato il presidente dell’Abi – ho provato soddisfazione perché la nostra interpretazione era corretta. Era il timbro che speravo arrivasse”.
“Il decreto liquidità non conteneva abrogazioni o sospensioni – ha concluso Patuelli – ora, con l’emendamento che rafforza l’autocertificazione, è stato fatto un passo avanti importante, che attribuisce la responsabilità a chi dichiara e semplifica l’operato delle banche per le nuove richieste che arriveranno dopo la pubblicazione della legge di conversione del Decreto”.








