Secondo Beppe Severgnini, l’aumento delle disuguaglianze economiche rappresenta uno dei rischi più seri per la stabilità delle democrazie occidentali.
L’autore concentra l’attenzione sugli Stati Uniti, dove il divario tra ultraricchi e resto della popolazione ha raggiunto livelli senza precedenti: un amministratore delegato delle principali società quotate guadagna in un giorno quanto un dipendente in un anno, mentre poco più di mille miliardari controllano una ricchezza superiore a quella posseduta da circa 170 milioni di americani.
Nel frattempo la classe media perde terreno, stretta dall’aumento dei costi di casa, sanità e istruzione, cresciuti molto più dell’inflazione.
Le agevolazioni fiscali per grandi patrimoni e imprese e il boom di Wall Street avrebbero favorito soprattutto chi possiede capitali, mentre l’attacco all’Iran avrebbe alimentato ulteriori tensioni economiche e sociali.
Secondo Severgnini, molti dei protagonisti della nuova élite economica americana — da Elon Musk a Mark Zuckerberg, da Jeff Bezos a Sam Altman — sembrano ignorare gli effetti di queste distorsioni, mentre Donald Trump sarebbe riuscito a indirizzare il malcontento verso altri bersagli, come l’immigrazione o la cultura woke.
L’autore richiama le preoccupazioni espresse dal commentatore conservatore Tucker Carlson, secondo cui la società americana rischia una frattura profonda, testimoniata anche dalla popolarità acquisita da Luigi Mangione dopo l’uccisione di un dirigente assicurativo.
Severgnini ritiene che l’Italia non si trovi in una situazione analoga, ma invita a non sottovalutare alcuni segnali: trent’anni di crescita economica debole, salari inferiori alla media europea e crescenti difficoltà per molte famiglie nel sostenere le spese per casa e sanità.
A suo giudizio, preoccupa anche la crescente fascinazione per la ricchezza ostentata, alimentata dai social e dall’arrivo di patrimoni e turisti molto facoltosi.
Pur escludendo che l’Italia possa seguire il modello politico di Trump, l’autore avverte che una cultura fondata sull’adorazione della ricchezza e sull’accettazione delle disuguaglianze rischia di indebolire la classe media, che considera il vero pilastro della convivenza sociale italiana.








