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Se cresce la pressione fiscale dell’Europa | L’analisi di Giuseppe Vegas

Sul Messaggero Giuseppe Vegas analizza il negoziato sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

L’autore ricorda che la Commissione europea ha proposto di portare il quadro finanziario a circa 2.000 miliardi di euro, una cifra giudicata insufficiente dal Parlamento europeo e ora all’esame del Consiglio.

Secondo Vegas, la procedura decisionale, fondata sull’unanimità degli Stati membri, tende inevitabilmente a ridimensionare le ambizioni iniziali.

Pur rappresentando un incremento significativo rispetto al bilancio attuale, la spesa europea continuerebbe a corrispondere a poco più dell’1% del Pil dell’Unione, una quota molto inferiore rispetto alla spesa pubblica dei singoli Stati e a quella del bilancio federale degli Stati Uniti.

L’autore osserva che questo dato riflette la natura ancora confederale dell’Unione, priva di competenze e risorse paragonabili a quelle di una vera federazione.

Vegas richiama inoltre il confronto tra i Paesi cosiddetti “frugali”, contrari ad aumentare il bilancio, e quelli favorevoli a rafforzare le politiche di coesione e agricole, sottolineando come tali contrapposizioni abbiano già determinato il rinvio della decisione.

A suo giudizio, la difficoltà principale risiede nella scarsa disponibilità degli Stati membri a trasferire quote di sovranità alle istituzioni europee.

L’autore evidenzia anche l’assenza di un piano chiaro sulle modalità di finanziamento dell’aumento di spesa.

Tra le ipotesi in discussione figurano maggiori contributi nazionali o nuove imposte europee, comprese forme di tassazione ambientale e sui rifiuti elettronici, senza che siano stati chiariti gli effetti economici di tali misure.

Secondo Vegas, il rischio è che un ulteriore incremento della pressione fiscale finisca per gravare su un sistema produttivo già fragile.

Conclude sostenendo che una politica fondata sull’aumento simultaneo di tasse e spesa potrebbe accentuare la distanza tra cittadini e istituzioni europee proprio nel momento in cui l’Unione avrebbe invece bisogno di rafforzare il proprio consenso e la propria legittimazione.

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