La crisi con la Russia ci ha messo in un “guaio ciclopico” sul fronte delle forniture di energia, ma se la situazione oggi è così difficile dipende anche dalla “mobilitazione dissennata” che in Italia da decenni ostacola lo sviluppo di nuove infrastrutture, persino nelle rinnovabili, e dall'”isterismo verde” che in tutto il mondo ha frenato gli investimenti nell’Oil & Gas.
Lo afferma in un’intervista al Sole 24 Ore Paolo Scaroni, deputy chairman di Rothschild, con un passato alla guida di Enel e poi di Eni, fino al 2014. “Bisognerebbe accelerare la produzione di petrolio, oltre Oceano e non solo. Ma le compagnie, messe sotto assedio da tutti gli stakeholders, hanno ridotto gli investimenti e così la capacità di riserva si è ridotta ad appena 2,3 milioni di barili al giorno.
I prezzi salivano già tre mesi fa e in questo contesto è arrivata la crisi russa”, ha spiegato, aggiungendo che “se parliamo di petrolio temo prezzi elevati, non problemi di approvvigionamento: ci sono tanti produttori nel mondo e rifornirsi è facile. Per il gas invece mi preoccupano entrambi gli aspetti, sia il prezzo che la reperibilità”.
Scaroni ha sottolineato che “il nostro Paese non solo è molto dipendente dal gas, ma è anche uno dei maggiori acquirenti europei di gas russo. Questo è anche il risultato di 30 anni di comportamenti degli italiani: non dei governi che si sono succeduti, ma proprio dei cittadini, che con il loro voto e loro prese di posizione hanno detto no al nucleare, no ai rigassificatori, no allo sfruttamento delle nostre risorse nel mare Adriatico. Un’opposizione continua, che si è rivolta anche contro il solare e l’eolico, di cui ora raccogliamo i frutti. Purtroppo siamo in un guaio ciclopico, che abbiamo contribuito a costruire con trent’anni di mobilitazione dissennata dei cittadini”.








