L’autosufficienza energetica è fondamentale è per «l’indipendenza politica, il poter esprimere opinioni». A dirlo è Paolo Scaroni, ex ad di Eni ed Enel e oggi deputy chairman di Rothschild e presidente del Milan. «L’Unione europea ha abdicato alla sua indipendenza energetica» e «in autunno subentreranno due fattori a determinare i prezzi».
«Uno è il nodo politico della situazione in Ucraina: se dovesse risolversi, con il North Stream 2 che parte a pieno regime e i russi che tornano a fornirci il gas che non ci hanno fornito questo inverno», quello in più rispetto a quanto stipulato nei contratti con Gazprom, «allora avremo un deciso ribasso», dice in un’intervista a Il Foglio.
Inoltre «se i cinesi continueranno a sostituire il carbone con il gas anche per riscaldare milioni di case, allora il prezzo resterà elevato». Evidenzia poi che compiere la transizione energetica «è drammaticamente difficile, non abbiamo in mano tutti gli strumenti. Sarà un processo lungo, costoso e doloroso. Soprattutto in un mondo in cui le persone non sono disposte a rinunciare ai consumi energetici che il loro stile di vita prevede, penso che avremo delle disruption, dei momenti in cui mancherà l’energia perché gli investimenti negli idrocarburi si sono ridotti e non abbiamo una produzione di rinnovabili sufficiente per sostituirli. Dopo 17 anni di investimenti, il solare e l’eolico soddisfano il 2,5 per cento dei consumi globali. Sembra poco ma è costato 3,4 trilioni di dollari».
Quindi evidenzia: «Siamo in piena transizione energetica e in Italia le centrali a carbone vanno a manetta. E sa perché? Non perché qualcuno ama produrre CO2, ma perché non abbiamo alternativa: se non andassero a manetta spegneremmo la luce, ma attenzione a immaginare un tetto dei prezzi che renderebbe sconveniente l’estrazione di gas. I prezzi bloccati d’imperio non hanno funzionato per secoli e non funzionerebbero ora. Non dimentichiamoci invece che gli idrocarburi sono di proprietà degli stati e non delle compagnie petrolifere: è con le royalty aggiuntive che lo stato incasserebbe aumentando la produzione che si potrebbero ridurre le bollette dell’industria. E non sfruttare le risorse che abbiamo a disposizione sarebbe un errore, soprattutto quando ce n’è più bisogno».
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