Secondo quanto denunciato da Iacopo Scaramuzzi, il regime di Putin ha fatto circolare fake news sul fatto che papa Francesco, magari per ingenuità, non abbia preso posizione contro il Cremlino. Si tratta di «una bufala fondata su tre solidi pilastri: disinformazione, ignoranza e mala fede», sostiene il vaticanista di Askanews.
«La disinformazione innanzitutto: dall’inizio della guerra il pontefice argentino è intervenuto pubblicamente 21 volte con toni sempre più aspri contro – per fare solo qualche esempio – una guerra “ripugnante”, “folle”, “bestiale”, “barbara”, “sacrilega”, “crudele”, “insensata”, “ingiusta” e “selvaggia”, scatenata da qualche potente tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti».
All’udienza del mercoledì, da ultimo, ha mostrato una bandiera giallo/blu ucraina proveniente da Bucha, teatro di «crudeltà sempre più orrende, compiute anche contro civili, donne e bambini inermi». È vero: non ha mai esplicitato la parola “Russia”, né la parola “Putin”, ma davvero c’è qualcuno che non riesce a capire di chi sta parlando?»
«C’è da pensare – e siamo al secondo pilastro – che per ignorare questa sfilza di denunce sia necessaria, almeno in parte, una crassa ignoranza. Nel metodo e nel merito. Nel metodo, perché, come diceva saggiamente Stalin, il papa non ha divisioni militari (né, verrebbe da aggiungere oggi, può decidere sanzioni), ed è ben consapevole che se (poco) può incidere, è facendo appello alle coscienze, mobilitando l’aiuto umanitario, e proponendosi come mediatore terzo, un’esile prospettiva, quest’ultima, che evaporerebbe del tutto se anche la Santa Sede diplomaticamente sbattesse la porta in faccia a Putin», scrive sul magazine digitale Inpiu.net
«Inoltre, il “metodo” evangelico è altro: un papa non chiude mai la porta a nessun interlocutore, fosse anche il peggior criminale (in alcuni casi, certo, un po’ di prudenza sarebbe consigliabile: è il caso di Giovanni Paolo II che si affacciò dal balcone insieme ad Augusto Pinochet; in altri casi, un po’ di coraggio non guasterebbe: è il caso di Pio XII che ad esempio non fermò il treno che da Roma deportò gli ebrei del ghetto capitolino a morire nei lager nazisti)».
«Nel caso specifico, Francesco non ha lesinato critiche alla Russia, ma lo ha fatto, “fraternamente”, in faccia ai suoi interlocutori. Il pontefice è intervenuto chissà quante volte in modo riservato, ripetendo, non è difficile immaginarlo, gli stessi termini usati in pubblico: sono noti almeno due di questi interventi, il primo, a inizio invasione, quando è andato a bussare alla porta dell’ambasciatore russo presso la Santa Sede, dato che Putin non rispondeva al telefono, la seconda con Kirill. Sono settimane che il patriarca di Mosca e di tutte le Russie poco cristianamente benedice l’invasione dell’Ucraina, e Francesco gli ha intimato di non parlare di “guerra santa o guerra giusta” perché “le guerre sono sempre ingiuste”» prosegue il vaticanista.
«Il Papa che da nove anni denuncia la «guerra mondiale a pezzi» condanna la guerra di Putin, ma certo non crede che la soluzione sia il riarmo. Per questo ha condannato duramente chi approfitta del frangente per aumentare le spese militari, Italia compresa, senza peraltro negare né il diritto degli ucraini a difendersi militarmente, né – lo ha detto chiaro e tondo il cardinale Pietro Parolin – l’opportunità da parte dei paesi europei di inviare armi a Kiev».
«In queste settimane uno dei più fidati collaboratori del papa, il cardinale Jean-Claud Hollerich, ha rilanciato il progetto di difesa comune europea, capace di aumentare il coordinamento tra paesi Ue e far diminuire gli investimenti nazionali in armamenti. Altro è permettere che la Santa Sede venga arruolata da chi vuole usare il passo falso di Putin per farlo saltare, e magari precipitare la Russia nel caos, portare avanti la guerra fintantoché serva a tale obiettivo, ignorare la strage in corso (tra gli ucraini, così come tra i soldati russi) per strategie di potenza, sperando nella benedizione papale, o cercando di estorcergliela. L’obiettivo di papa Francesco è la pace: un obiettivo tutt’altro che ingenuo», conclude Scaramuzzi.








